«Io, fotografa bresciana ai pranzi ufficiali del Quirinale»

Raffinatezza e semplicità. Gusto ed eleganza. Italianità. Racchiuse in un piatto, anzi in «Tutti i piatti dei Presidenti». Così si intitola il libro, edito da L’ippocampo, della giornalista milanese Lorenza Scalisi che racconta «30 anni di ricette, storie e aneddoti nelle cucine di Palazzo del Quirinale». Per la prima volta, con la collaborazione di Fabrizio Boca, Executive Chef del Quirinale, e del Food&Beverage manager Domenico Santamaria, svela ciò che succede dietro le quinte delle visite ufficiali. Studio dei menu, preparazione, "mise en place", servizio. Per Obama e consorte, per la Regina Elisabetta e il Principe Filippo, per il Re di Spagna e il presidente del Portogallo, solo per citarne alcuni. Con tanto di ricette con cui ci si può cimentare.
L’autrice lo fa, fissando stanze, preparativi, gesti ed emozioni con gli scatti della fotografa bresciana Chiara Cadeddu, specializzata in architettura e ritratti. Ne abbiamo parlato con lei.
Chiara, come è maturato questo lavoro? Tutto si deve a Lorenza Scalisi. Nell’anno di Expo, quando tutti gli Chef del mondo e i Capi di Stato sono passati da Milano, la Scalisi, terminata l’intervista allo Chef della Presidenza italiana, Maurizio Boca, mi ha sussurato: «Con lui, ci devo fare un libro». Per qualche tempo, quella frase è rimasta lì, poi un giorno mi ha chiamata e mi ha detto: «Chiara, andiamo al Quirinale». Così è stato nel novembre 2017 al pranzo per il presidente del Libano. Poi, altri otto eventi, tra cui i festeggiamenti del 2 giugno, e la replica di menu storici.
Ce li racconta? Progettazione e selezioni sono meticolose per portare in tavola prodotti, gusto e sapore del nostro Paese, per sintetizzare, nei piatti, l’italianità. Buona parte delle verdure è coltivata negli orti della tenuta di Castelporziano; farine, carni, salumi, formaggi e vini sono scelti con lunghe ricerche sul territorio, soprattutto su piccole realtà, mai su aziende blasonate. La qualità dei piatti è altissima, perché la salubrità delle pietanze è il primo requisito.
Come si passa alla tavola? Gli incontri si svolgono in Torrino, nella Sala degli Specchi e nel Salone delle Feste, secondo ritmi serrati: colazione e pranzo - così, sono denominati rispettivamente pranzo e cena - prevedono un servizio di 45 minuti. Pochi all’apparenza, ma bastanti per servire con agio un primo, un secondo e un dolce, e perché l’ospite si goda la piacevolezza del momento. Prima, il personale si dà ai preparativi, integrato dai migliori studenti degli istituti alberghieri italiani selezionati per stage e tirocini, che è bello vedere emozionati, in livrea e guanti bianchi. Le tovaglie vengono stirate sui tavoli, perché non abbiano pieghe o increspature; piatti, posate e bicchieri sono posizionati a distanze calcolate con il centimetro.
Cura dei dettagli, eleganza, raffinatezza sono imprescindibili. Molti sono i lavori a più mani, ai quali, negli anni, lei ha collaborato. Questo, per la prima volta, accoglie solo sue fotografie. Cosa le lascia in eredità? Gratitudine profonda nei confronti di Lorenza, e l’orgoglio di essere stata al Quirinale, per ciò che esso è, e per le persone che vi lavorano. Con incredibile passione, umiltà, senso di appartenenza, mettono tutte loro stesse per rappresentare il nostro Paese e per far emergere al meglio l’italianità. Il ricordo di questa esperienza per me sarà indelebile. Alla cena dell’1 giugno, celebrazione a Palazzo della Festa della Repubblica, era come essere in un film di Fellini: Roma accarezzata dal tramonto, le arie di Morricone eseguite dalle bande interforze nei giardini del Quirinale, e un parterre di politici, giornalisti, attori, sportivi, cantanti. Fare la fotografa era il mio sogno da bambina, in questi anni di case ne ho immortalate tante, ancor più dopo l’inizio della collaborazione con «AD Italia» nel 2005. Mai avrei immaginato però di avere il privilegio di fotografare la casa più bella e importante d’Italia, la casa degli Italiani: il Quirinale.
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