Il «Teatro» di Cesare Lievi è diventato un libro: il drammaturgo e regista di fama internazionale, nativo di Villa di Gargnano, ha raccolto i suoi testi teatrali «nati a tavolino», cioè scritti prima di trovare una forma sulla scena. Ne è nato il volume «Teatro» (nella collana Orso Blu di Scholé, marchio dell’editrice Morcelliana, Brescia 2022, 510 pp., 35 euro; prefazione di Peter Iden, introduzione di Gianfranco Capitta). Ne abbiamo parlato con l’autore, nell’imminenza della prima presentazione al pubblico, a Salò.
Lievi, come è nato questo libro? La raccolta è nata due o tre anni fa, in seguito ad una proposta di Ilario Bertoletti, il direttore di Morcelliana. Tutto quindi è accaduto prima del Covid, che dunque non ha avuto un ruolo nella decisione di fare un bilancio della sua opera drammaturgica...Esatto: prima che scoppiasse la pandemia il libro era già completato. Si tratta per la maggior parte di testi già pubblicati, in Italia o nei Paesi di lingua tedesca. Sono molto orgoglioso di questo libro, mi pare ben fatto, ben stampato.




