Cultura

Il racconto di vita nella malattia: «Nulla di tutto questo andrà perduto»

Nei diari tenuti da Mariagrazia Dusi dopo la scoperta del tumore, editi da Enrico Damiani Editore, ci sono «traiettorie di speranza e di gioia»
Mariagrazia Dusi è stata vicepresidente della Ccdc dal 2016 al 2019
Mariagrazia Dusi è stata vicepresidente della Ccdc dal 2016 al 2019
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«Alzarsi». Da un lutto devastante, dalle sofferenze di una malattia che non demorde. Mariagrazia Dusi l’ha fatto afferrando con quotidiano coraggio scintille luminose dentro di sé e nel mondo intorno: nel calore degli affetti, nella bellezza della natura, nelle sintonie di pensiero. «Mi sono alzata», scrive a caratteri tutti maiuscoli oltrepassando la fatica dell’imperativo con la soddisfazione per le consuetudini ritrovate. «Se mi alzo l’energia migliora», constata. «Sole. Ossigeno, Si sta bene in montagna» scriverà all’Alpe di Siusi nell’estate del 2020, quando già la «paura della morte» si affaccia ma le camminate ancora la premiano con visioni di bellezza.

Il libro

«Alzarsi» è il tema scelto per il primo capitolo del libro «Nulla di tutto questo andrà perduto» (Enrico Damiani Editore, 384 pagine, 24 euro) nato per offrire, come dice il sottotitolo, «traiettorie di speranza e di gioia». Il marito Maurizio Faroni ne ha curato la composizione mettendo in dialogo le pagine dei diari trovati dopo la morte di Mariagrazia con testimonianze di persone amiche sui temi cruciali dell’esistenza, e riflessioni di autori prediletti e illuminanti.

«Il crocifisso “attende” la resurrezione. “Alzati” è nella Croce», dice la testimonianza di don Virginio Colmegna, a corredo del primo capitolo, con rimandi al dolore paziente di Giobbe e alle «vanità» dell’Ecclesiaste. L’amore vince sulla morte e AMERAI è una parola che spicca, procedendo nella lettura dei pensieri raccolti e riuniti per temi, così da invitare a personali momenti di meditazione. Nei cinque anni dei diari di Mariagrazia, iniziati con l’annuncio della metastasi nell’ottobre del 2015 e chiusi con ultime annotazioni il 24 ottobre 2020, quando la fine era ormai vicina, il percorso di rilettura privilegia le espressioni del suo spirito forte, rispetto alla cronologia del male in evoluzione.

La testimonianza

«I mesi dedicati a raccogliere i suoi diari mi hanno portato a riscoprire uno sguardo diverso sull’esistenza», scrive il marito di fronte all’evidenza che «si può stare dentro ogni prova senza farsi schiacciare dal dolore fisico e morale, anzi di più, si può stare dentro quel tempo coltivando una reale fiducia». Ne deriva l’impegno a «testimoniare che, dentro un cammino segnato da prove e difficoltà è possibile sperimentare concretamente e genuinamente la felicità».

Di sofferenze e di gioie è intessuta la quotidianità di quei cinque anni di terapie con cuore caldo di affetti, sguardo pronto a cogliere la bellezza, mente vivace e in ricerca. «Mi basta poco, un libro, una frase, un piccolo stimolo per trovare interessante la prossima tappa della vita», dicono le parole riportate in premessa al libro che, dopo aver esplorato tante dimensioni dell’esistenza, si conclude proprio con il capitolo dedicato alla vita, perché è questa la parola più ricorrente negli scritti ritrovati dal marito che compie con quest’opera anche il progetto accennato a tratti e rimasto in sospeso, di dare sistemazione alla tracce del cammino compiuto.

La morte del figlio

Mariagrazia si portava dentro «la piaga mai chiusa» della morte del secondogenito Francesco. Eppure, aggiungeva, «tenere in vita il suo ricordo è stata una continua occasione di crescita» e diverse importanti iniziative sono nate dal «rialzarsi» suo e della famiglia nonostante il peso di quel dolore, rivolte a minori in difficoltà attraverso la onlus «Amici di Francesco».

Dopo gli anni d’insegnamento, il tempo della malattia è stato ben speso. Vicepresidente della Cooperativa cattolico-democratica di cultura dal 2016 al 2019, Mariagrazia Dusi ha coltivato una rete di relazioni alte, che si rispecchia nelle pagine del libro, attraverso le parole di amici e testimoni chiamati a soffermarsi su tante e differenti sfaccettature della realtà umana. Ai loro interventi si unisce il richiamo a letture predilette e a portatori di luce, nella storia del pensiero.

La dimensione famigliare e domestica ha preso una parte speciale della sua gioiosa energia. «Vivete bene, vivete per il bene, vivete intensamente» offre come viatico ai tre figli, «amati nella loro diversità» con l’impegno a lasciare «tracce di bene, del bello, del giusto».  

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