Il libro: «La città sommersa nel Lago di Garda tra fiabe e curiosità benacensi»

Un libro per grandi e per piccoli, che porta sulle tracce di antichi miti o di eventi storici, che hanno per protagonista il Lago di Garda e le sue sponde.
«Fiabe e leggende del Lago di Garda» di Laura Simeoni, con le evocative illustrazioni di Chiara Tomasi, edito da Santi Quaranta (16 euro), rivela uno scrigno di informazioni, che ricostruiscono tasselli di storia mancanti, preziose testimonianze, in cui si celano notizie storiche e sociologiche, miti, curiosità, etimologie di parole, di cui abbiamo dimenticato l’origine.
«Senza radici - ha commentato Laura Simeoni - anche la quercia più imponente rischia di crollare». Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Il libro è, dunque, una sorta di ricerca delle radici di questo straordinario territorio?
Il mondo di fate, folletti, draghi, gnomi e giganti mi ha affascinato da sempre. Come del resto capita a tutti i bambini. Crescendo, però, non ho abbandonato la fascinazione per questo universo magico, in cui penso siano nascoste molte verità tramandate dai tempi antichi. Amo in particolare le leggende che hanno sempre un fondo di verità storica: faccio un po’ come i cantastorie di un tempo, che rielaboravano i fatti, arricchendoli della loro esperienza e della loro fantasia. Il risultato sono storie che possono essere lette secondo diversi piani, da grandi e da piccoli.Qual è stato il criterio in base al quale ha scelto le storie da raccontare?
Questione complessa, perché, a differenza di altri territori, il lago di Garda pullula di storie che prendono spunto dai miti greci e romani, longobardi e franchi, senza trascurare le tradizioni cristiane di santi ed eremiti che vissero in monasteri o in grotte. Dunque, è stata una selezione difficile e ho cercato di trovare un equilibrio tra le varie epoche, i diversi luoghi e le differenti tradizioni.
Quali l’hanno colpita maggiormente?
Una delle più belle leggende che ho raccolto ha per protagonista un condottiero longobardo di nome Ortnit, che cavalca fino al lontano Oriente per conquistare la principessa più bella del mondo. Il suo castello era a Garda, dal termine longobardo "warda", ossia luogo di guardia, che diede il nome al lago più grande d’Italia.
Secondo un’altra leggenda, invece, il nome deriverebbe da una ninfa, figlia del fiume Benaco. Il matrimonio con il potente fiume Sarca la rende la regina del lago, che porta il suo nome. "Benacum" fra l’altro è il nome di una città sommersa collocata più o meno a Toscolano Maderno, nome usato dai romani per citare l’intero lago. Le parole contengono verità, ed è così che Manerba rende omaggio alla dea Minerva, Atena per i greci, nota per aver donato agli uomini l’ulivo che qui prospera insieme ai limoni. E poi ci sono i segreti del Vittoriale a Gardone Riviera, con il suo stravagante abitante, Gabriele d’Annunzio, sorpreso a chiacchierare con il folletto Mazzamurello, o Wolfgang Goethe naufragato a Malcesine e fermato dalle guardie della Serenissima perché scambiato per una spia. Molti di questi aneddoti li ho scoperti facendo ricerche per questo libro, e mi sono divertita moltissimo.
Ha pubblicato diversi libri legati al mondo delle tradizioni popolari, cosa l’ha spinta a scrivere in particolare del Lago di Garda?
Il Lago di Garda è nel mio cuore: è la destinazione del primo viaggio con mio marito Michele. Poi ci sono tornata per lavoro, collaborando al concorso «Notte di Fiaba» ideato a Riva del Garda da Chiara Tomasi, illustratrice che firma la copertina e alcune tavole del libro. Nel tempo, oltre alla sponda trentina, ho conosciuto poi quella veneta. Quando inaspettatamente mi è giunta la proposta di scrivere un libro sulle leggende del Lago di Garda mi sono emozionata e ho subito messo in calendario un altro viaggio per conoscere la sponda lombarda. Il Vittoriale a Gardone Riviera è un fuoco d’artificio, Salò un incanto disteso come una languida iguana sulla riva dell’acqua. Ma la vera sorpresa è stata Desenzano e l’ampio orizzonte simile a quello del mare.
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