Cultura

Gli 80 anni di Fonzie, ribelle gentile dei nostri giorni felici

Auguri a Henry Winkler, star di «Happy Days»: per milioni di persone resterà per sempre Arthur «the Fonz» Fonzarelli, il bello e impossibile per antonomasia
Ron Howard (Richie), Henry Winkler (Fonzie) e Tom Bosley in Happy Days
Ron Howard (Richie), Henry Winkler (Fonzie) e Tom Bosley in Happy Days
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Gli basterebbe ancora schioccare le dita per vedere ogni fanciulla nel raggio di pochi metri cadere languida tra le sue braccia? Saprebbe ancora, con un semplice «hey», mettere tutti al loro posto, salvo poi catechizzare l’amico di turno nel suo «ufficio» (leggasi i bagni del mitico «Arnold’s»)?

L’unica cosa che conta è che oggi Fonzie compie 80 anni. Sì, lo so: il compleanno è, a dirla tutta, dell’attore, produttore e regista Henry Winkler, ma – lo sa bene lui per primo – per milioni di persone resterà sempre e per sempre Arthur «the Fonz» Fonzarelli, il bello e impossibile per antonomasia. Il meccanico rubacuori di quegli «Happy Days» capaci di illuderci che gli anni ’50 a stelle e strisce fossero un eterno paradiso. Un Eldorado per adolescenti tutti baci e rock n’ roll e per sorridenti «matusa» impegnati a impedire ogni emancipazione.

All’interno di questo meccanismo tanto semplice quanto perfetto, Fonzie era la scheggia impazzita, il bullo dal cuore d’oro che non riusciva a dire «ho sbagliato» e che – jeans, t-shirt bianca e giubbotto di pelle – scatenava passioni femminili e generava l’invidia di ogni maschietto del circondario. Solo di fronte alla signora Cunningham, l’unica a chiamarlo Arthur, si scioglieva come un cucciolo.

Henry Winkler nei panni di Fonzie
Henry Winkler nei panni di Fonzie

In dieci stagioni «Happy Days» fu la celebrazione plastica dell’American dream, una città del sole (con buona pace di Tommaso Campanella) in cui Richie, Potsie e Ralph vivevano ardori e ambizioni sogni di ogni adolescente medio. Mentre l’Italia (il primo episodio venne trasmesso nel 1977) era al bivio di una stagione violenta e insanguinata, la tv regalava spensieratezza formato famiglia, con qualche pomiciata lieve e piccoli ammiccamenti.

In una Milwaukee quasi fiabesca la gang di amici, col «rinforzino» dei signori Cunningham e di «Sottiletta» – la mitica sorella minore di Richie – vivevano una routine quasi soporifera, ringalluzzita da Fonzie, l’uomo da imitare e da eguagliare. Un ribelle addomesticato che non doveva chiedere mai, come in una pubblicità di qualche anno successiva. Winkler non si è mai liberato da questo personaggio iconico. Ma, tutto sommato, non se ne è mai lagnato troppo.

Rassegniamoci, al tempo di Instagram e Tik Tok, anche Fonzie dovrebbe trovare metodi più efficaci di un semplice schiocco di dita per imporre il suo charme. Meglio ricordarlo senza problemi e senza traumi, poesia di... giorni felici come non se ne sono più visti in tv. Tanti auguri Fonzie. Eh già, già, già, già...

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