Cultura

Fra Brescia e Bergamo due omicidi e un nuovo caso per il giudice Albertano

Enrico Giustacchini pubblica «Il caso del leone azzurro», decina puntata della saga dedicata al detective medioevale
Una delle illustrazioni che corredano il libro - Foto © www.giornaledibrescia.it
Una delle illustrazioni che corredano il libro - Foto © www.giornaledibrescia.it
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«Frate Amadeo, guardiano del convento francescano di Brescia, bussò un giorno di aprile dell’anno del Signore 1251 all’abitazione del giudice Albertano, a porta Sant’Agata...». Ed eccoci ritornati nel mondo del giureconsulto-detective, nella Brescia del XIII secolo, nell’universo d’un Medioevo tanto affascinante quanto sorprendente. Il mondo creato dalla felice penna - fedele alla storia e fantasiosa nella narrazione - di Enrico Giustacchini. Decima puntata. Sullo sfondo la solita contesa tra il Papa, che al momento è il genovese Innocenzo IV, e l’Imperatore. Il trono è traballante perché è appena uscito di scena lo «stupor mundi» Federico II. Bergamo e Brescia litigano come sempre fanno i Comuni italici, soprattutto se confinanti, pur se ora pare siano in procinto di siglare un trattato di pace. Proprio a questa intesa è impegnato Albertano, quando è costretto ad abbandonare il lavoro per prendersi cura delle preoccupazioni dell’amico Berengario. Due omicidi ne metteranno a dura prova l’abilità, prima che possa tornare agli impegni diplomatici e a porre la sua firma al trattato del 1251. Di questo racconta «Il giudice Albertano e il caso del leone azzurro» (Liberedizioni, 164 pagine, 17 euro).

L’alleanza Brescia-Bergamo Capitale della Cultura offre lo spunto per l’ambientazione. Poco meno di otto secoli fa le due città erano alle prese con un trattato che sancisse almeno una tregua per qualche anno.

Chiediamo a Enrico Giustacchini: perché erano in lite, quali le ragioni della contesa?

«Brescia e Bergamo - ricorda - erano in contrapposizione costante, anche per rivendicazioni territoriali lungo tutto il corso dell’Oglio. Già in un romanzo con Albertano ho rievocato la contesa delle acque del fiume con la Battaglia della Malamorte. Vi è poi una collocazione politica contrapposta: Bergamo è ghibellina e Brescia è guelfa. In questo contesto, poi, siamo in una fase assai delicata. Federico II è morto e papa Innocenzo IV rientra da Lione e cerca di mettere ordine tra i Comuni lombardi. Brescia e Bergamo trovano l’intesa su un compromesso: l’imperatore sarà sempre nominato dai principi tedeschi, ma dovrà avere l’avallo del papa».

Tra Bresciano e Bergamasca si svolgono anche i fatti, con due efferati omicidi. Quanto possiamo anticipare della trama?

Berengario si trova tra le mani l’invito di un vecchio compagno che convoca a casa sua, a Martinengo, gli amici più cari di un tempo. Vuole salutarli prima di partire per l’Oriente e anticipa loro che vuole liberarsi di un segreto che lo rode. Proprio per questo chiede che Berengario porti con sé Albertano, come testimone e arbitro autorevole. La riunione dei vecchi amici sarà funestata dal primo assassinio...

Torna dunque in scena il medico amico...

Mi stupisce sempre l’affetto dei lettori per Berengario, che io avevo immaginato solo come figura di spalla. Invece piace molto, segno che ha acquisito una sua personalità. In questo decimo romanzo assume quasi un ruolo da protagonista. C’è una vena di malinconia in lui: non solo l’età avanza e i ricordi di gioventù segnano quel che è andato perduto, ma monta anche l’amara sensazione che gli stessi ricordi più piacevoli vengano intaccati e si rivelino diversi da quanto creduto per lungo tempo.

La suggestiva parte dedicata alla cultura del tempo stavolta riguarda la geometria e la matematica. Come?

È uno degli enigmi e viene svelato solo alla fine. Le figure geometriche, i numeri poligonali, i codici cistercensi... è molto affascinante scoprire come i numeri avessero un carattere sacro. Rappresentavano l’ordine e la perfezione al punto da essere quasi preesistenti alla creazione, la cifra fondante del modo di operare di Dio.

All’anno 1251 risalgono le ultime notizie conosciute di Albertano. Dobbiamo pensare che con la decima storia sia concluso un ciclo? Oppure che si cercherà di narrare cosa il giudice abbia fatto negli anni successivi?

Non ho mai rispettato la progressione cronologica nello scrivere le storie di Albertano, anche se ho posto la data del 1251 come arco temporale invalicabile. Noi non sappiamo cosa avvenne di lui dopo, e nemmeno quando morì. Nulla impedisce che venga scoperto un documento successivo a quell’anno. Così come potrei tornare a raccontare di Albertano in vicende precedenti al 1251...

Le immagini curate da Andrea Giustacchini propongono un Albertano a colori, perché?

La scelta è dell’editore. Si voleva una presentazione speciale per il decimo libro della serie. Lo stesso artista era perplesso: aveva sempre lavorato in bianco e nero... Il risultato peraltro mi pare assai convincente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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