Festa della Radio, in 3mila per i 99 Posse, da trent'anni sulla cresta

Con meno rabbia e con maggiore riflessività, ma sempre con quella felice combinazione tra sonorità hip hop internazionali e critica sociale
Il concerto dei 99 Posse alla Festa della Radio
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Il concerto dei 99 Posse alla Festa della Radio

Il ragazzo corre ancora, con voglia e tenacia. Lo fa davanti a oltre 3000 persone, confluite (rigorosamente in piedi) sotto il palco principale, insieme ad altre centinaia sedute negli stand più vicini all’area: nonostante trent’anni di carriera alle spalle - con qualche pausa e alcuni cambi di formazione - gli antichi scugnizzi riuniti sotto il nome di 99 Posse e capitanati da Luca «‘O Zulù”» Persico spaccano infatti come un tempo. Con meno rabbia, certo, e con maggiore riflessività, ma sempre con quella felice combinazione tra sonorità hip hop internazionali (legate perlopiù ai ritmi in levare di reggae, dub, raggamuffin) e testi di critica sociale che mettono in piazza le contraddizioni del nostro Paese.

Tra una (doppia) versione dell’iconica «Curre Curre Guaglió» e la (purtroppo) attualissima «Povera vita mia» (che parla di morti sul lavoro), scorrono tra le altre, «Children ov Babilon» («Dedicata a tutti i bambini e le bambine del mondo, che sono i primi a subire le conseguenze delle guerre fatte dagli adulti» spiega il frontman), «Napoli», «Stop That Train», «Nero su bianco», «University of Secondigliano», e, in un crescendo di afflato militante, «Combat Reggae», «El pueblo unido jamàs serà vencido». Tra gli applausi e i canti di accompagnamento del pubblico.

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