Elena Di Cioccio: «Rido dell’Hiv nel mio primo monologo comico»

Per arrivare sin qui ha compiuto un «grande viaggio», e ora che i legacci sono sciolti, delle paure ne ha fatto comicità. Per uno spettacolo, «ProPositiva» (sottotitolo «comicità virale»), tutto da ridere.
Sabato prossimo, 30 novembre, alle 21, al Centro Lucia di via Alighieri 15, a Botticino andrà in scena Elena Di Cioccio con il suo primo monologo comico, scritto con Alessio Tagliento, attraverso il quale racconta la sua positività all’Hiv e il relativo coming out. (Biglietti a 25 euro, 22 il ridotto con prenotazioni al 334.6374447).
Elena Di Cioccio, perché questo spettacolo?
Era un po’ che volevo farlo, e quando ci pensavo, pensavo proprio a questa storia, ma fino a un paio di anni fa non potevo raccontarla. La comicità nasce da quell’imperfezione, quel difetto, quella ferita che sublimi con la risata. Io avevo l’argomento di fondo, che è il come vedo la vita, ciò che mi accade secondo un punto di vista diverso, ma solo dopo il coming out, ora che sono me stessa al 100% e non ho più barriere, posso esprimermi per quello che sono, sul mio mondo.
Come si ride di un argomento delicato?
Per me non lo è, è la mia vita, la quotidianità da 23 dei miei 50 anni, il cortocircuito è che è delicato per gli altri. E nel titolo «ProPositiva», che è gioco di parole, ci sono l’essere positiva dal punto di vista medico, e l’essere propositiva verso la vita, come propositivo è lo sguardo.
È catartico tutto ciò?
Catartici lo sono stati coming out e libro, narrazioni di una persona che ha fatto un grande viaggio per liberarsi da un grande peso, lo spettacolo è dal giorno dopo. Uno tsunami di messaggi, di affetto mi si è riversato addosso, e mi sono aperta al mondo, in una condivisione senza freni o paure. Queste ora le puoi portare sul palco, ma nella loro comicità.
Rispetto al libro c’è un cambio di registro...
Che è fisiologico, quel libro lo ha scritto qualcuno che aveva ancora la porta chiusa, io oggi sono altro e in scena, con i presenti, ci facciamo belle risate su quelle che sono le imperfezioni, gli inciampi di tutti. Ed è stupendo: per me la materia è scontata, non per chi guarda che, portato con dei trucchetti anche a provare sensazioni, restituisce il suo punto di vista.
Quindi gli spettatori sono fattivamente coinvolti?
Certo, e il pubblico che interagisce, per me che non avevo mai fatto live, è una sorpresa. Ed è bello incontrarsi anche dopo... i complimenti, le foto, le confidenze figlie dello spettacolo, la maggior parte delle quali comincia con «non sapevo niente», «non pensavo che». È un modo anche per fare informazione, per scardinare preconcetti generati da una narrazione manchevole negli anni.
Chi dovrebbe vedere «ProPositiva» e cosa si porterà a casa?
Chiunque, anche i giovanissimi, che non sanno nulla dell’argomento, ma hanno lo stesso pregiudizio dei miei coetanei. Non è uno spettacolo triste, né pesante, e a casa ci si porta la bella serata e informazioni che non sai di aver ricevuto fino a quando non ci ripensi. La comicità di fatto è un modo di fare qualcosa di profondo in maniera indolore, è uno sguardo propositivo sulle cose. //
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