Edoardo Monti presenta ArtDate: «L'arte di oggi tra musei, collezioni e gallerie»

Capitale italiana della Cultura, ma anche Capitale dell’Arte Contemporanea. Bergamo e Brescia si avviano alla conclusione del 2023 ma tra gli appuntamenti che mancano ce n’è uno, sfaccettato, che punta i riflettori sul collezionismo e sulle gallerie. Si tratta di ArtDate, promosso dalla bergamasca The Blank e da Palazzo Monti. Il centro culturale bresciano in piazza Tebaldo Brusato sarà protagonista di un’esposizione nel programma della rassegna, ma il cartellone è ampio dal punto di vista dei luoghi e degli appuntamenti, che si snodano tra Bergamo e Brescia.
ArtDate inizierà il 10 novembre con i primi appuntamenti online sui social di Palazzo Monti: si susseguiranno fino al 12 novembre e il programma è disponibile sul sito di The Blank. Dopodiché la rassegna arriverà a Brescia il 24, 25 e 26 novembre. Il 24 sarà dedicato all’apertura di alcune collezioni private (Umberta Gnutti Beretta, Massimo Minini, Chicco Vallaperta, Simone Frediani e Palazzo Monti, prenotazioni a ciao@palazzomonti.org). Sabato 25 focus su alcune gallerie bresciane e vernice di «Ghostwriting Paul Thek» di Alessandro Di Pietro a Palazzo Monti (alle 18). Domenica 26 si apriranno gli studi d’artista (su prenotazione).
Ce ne parla Edoardo Monti, curatore.
Questa edizione di ArtDate è speciale perché unisce Bergamo e Brescia. Com’è nata?
Io sono di origini bergamasche, anche se ormai mi dedico solo al progetto di Palazzo Monti a Brescia. Quando hanno aperto il Bando Cariplo per la Capitale della Cultura ho pensato subito a The Blank come partner per qualcosa di condiviso. ArtDate è un loro progetto, ma quest’anno ci sono novità. Prima di tutto durerà di più. E poi l’estensione geografica, con l’aggiunta di Brescia. Ci si potrà spostare con navette gratuite su prenotazione, in modo che tutti possano viaggiare da una città all’altra.
Nel primo weekend ci saranno numerosi talk online. Quali consiglia maggiormente?
Sicuramente quello di Cristina Fogazzi, l’Estetista Cinica. Si scopre un suo lato diverso: non si parla di beauty, business e social ma solo di arte, in maniera molto onesta. E anche quello di Massimo Minini, il gallerista bresciano, e Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi a Firenze, persone stimolanti che daranno un taglio interessante.
A fine novembre il festival sarà a Brescia. Le collezioni private aperte sono un’occasione preziosa. Cosa emerge da esse? C’è una tendenza bresciana in termini di collezionismo contemporaneo?
Il bello di questa rassegna è avere scoperto due città complementari. Quello che ha Brescia, a Bergamo non c’è, e viceversa. Per esempio, il focus maggiore su Brescia è caduto appunto sulle collezioni private che - per quanto esistano anche a Bergamo - sono in quantità molto elevata. In realtà anche per le gallerie d’arte Bergamo è più carente; ma dal punto di vista dei musei dedicati all’arte contemporanea è il contrario. Ma va bene così: io non credo in un’Italia in cui le città abbiano tutte un’accademia, una pinacoteca, un museo d’arte antica, moderna, contemporanea… Si rischia di fare tanto e dare poco. Meglio avere delle città-riferimento, spalmando meglio i fondi, concentrano le attività. Detto questo, una tendenza bresciana è difficile da definire, ma c’è grande attenzione a pittura, scultura e fotografia contemporanee. Il lavoro delle gallerie è in questa direzione e fanno da supporto locale. Ci sono però anche grandi collezioni di arte moderna e antica: sarà bello scoprire opere di varie epoche in dialogo anche con gli artisti più giovani.
Ad aprire saranno anche gli studi d’artista. Come li ha selezionati?
Su Brescia abbiamo lavorato con artisti che hanno già collaborato con Palazzo Monti (Alice Faloretti, Francesco Paterlini e Leonardo Anker Vandal, Giovanni Rossi, Fausto Salvi, Oliver Sundqvist, Áron Lórincz e Sybil Montet). Il numero di artisti bresciani sarebbe certamente più alto, ma per permettere un percorso con un senso, che non fosse dispersivo anche in termini di ampiezza, abbiamo fatto questa scelta. Ad ogni modo, non c’è un altissimo numero di artisti che abitino e lavorino in città. La visione sarà possibile attraverso una camminata, senza necessariamente muoversi con altri mezzi.
Ci sarà anche una nuova mostra a Palazzo Monti, «Ghostwriting Paul Thek», con Alessandro Di Pietro che esporrà un dipinto e un film in dialogo con l’artista scomparso nel 1988. Ce ne parla?
Un progetto importantissimo: abbiamo vinto l’Italian Council Grant, un bando ministeriale per un progetto internazionale, producendo una serie di opere che hanno viaggiato da New York alla Svizzera. Torneranno a Brescia e andranno poi a Roma. Infine le doneremo al Madre di Napoli, con annessa pubblicazione. Per noi che siamo così giovani - esistiamo da cinque anni - è un grosso riconoscimento. Chiuderà anche il calendario espositivo dell’anno.
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