Cultura

Durastanti: «Il mio “Missitalia”, una trilogia di esplorazione al femminile»

La scrittrice stasera alle 21 sarà ospite a Pian Camuno dell’OltreConfine Festival, alla chiesa di Santa Maria della Rotonda
La scrittrice Claudia Durastanti (foto d'archivio)
La scrittrice Claudia Durastanti (foto d'archivio)
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Una trilogia su scoperta, esplorazione ed esaurimento in cui l’unità è data da un oggetto simbolico: il petrolio. È questo «Missitalia», il nuovo romanzo di Claudia Durastanti, nella definizione distillata dalla stessa autrice che stasera alle 21 sarà ospite a Pian Camuno dell’OltreConfine Festival, alla chiesa di Santa Maria della Rotonda, in via Castellazzi 25.

Nata a Brooklyn nel 1984, Durastanti è scrittrice e traduttrice dall’inglese. Con «Missitalia» (La nave di Teseo) è al suo quinto libro. Il quarto, «La straniera» (2019), è stato finalista al Premio Strega, tradotto in più di 25 paesi e tra i migliori libri del 2022 per il New Yorker. Tiene una rubrica di musica su «Internazionale» e cura i libri della Tartaruga.

«Missitalia» arriva dopo «La straniera», romanzo autobiografico di grande successo; ed è tutta un’altra cosa, con le sue tre storie di donne in tre epoche diverse (quella dell’unità d’Italia, il secondo dopoguerra e il futuro) che rimandano ai generi western, noir e fantascientifico, e apparentemente non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.

Premetto che sono arrivata all’autofiction al mio quarto libro e in modo guardingo («a passi da lupo», dice Natalia Ginzburg a Marino Sibilandi in «È difficile parlare di sé»). So che con questo genere si possono fare davvero tante cose e così per me la prima persona è stata un modo di esplorare. «Missitalia» è una conseguenza di questa mia esplorazione: dalla famiglia sono passata alla comunità. Devo anche dire che «La straniera» è uscito un anno prima del Covid: con la pandemia l’io è diventato quasi imbarazzante, tutto era rete, estensione della coscienza.

Le tre storie del nuovo romanzo non s’intersecano, ma tutte attraversano lo stesso luogo: la Val d’Agri, in Basilicata (peraltro già molto presente in «La straniera»). Se non di romanzo storico, si può parlare di romanzo «geografico»?

Sì, è un romanzo ambientale; mi piaceva l’idea di tre donne che vengono da un altro luogo (come in «La straniera») ed esplorano da visitatrici quello in cui si trovano, che sono spezzate e trovano una forma d’integrità originale.

Anche la Luna è un luogo importante in questo romanzo.

Lo è, e nei diversi aspetti che assume di volta in volta gioca con il modo in cui ci viene insegnata la storia, con i rischi - esplicitati in particolare nella seconda parte - del pensiero che cerca sempre il grande disegno. Invece le tre parti di «Missitalia» non hanno tra loro legami evidenti (anche se non mancano gli echi tra l’una e l’altra). È il prodotto della mia attuale sfiducia nel leggere libri in cui le parti si integrano, anche se so che è una scelta che può disorientare.

Le protagoniste dei tre racconti si chiamano Amalia Spada, Ada, A: è come se lo stesso nome si assottigliasse progressivamente. È un segnale di continuità?

Sì: si parte da Amalia Spada, con il suo nome da avventuriera, e si arriva ad A che con la sola lettera richiama Calvino o anche «Annientamento» di Jeff VanderMeer in cui le protagoniste sono indicate esclusivamente per categoria professionale – l’antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa. Le tre figure femminili di «Missitalia» sono come iterazioni della stessa donna in un percorso di individuazione che da una dimensione corale si risolve in una luminosa solitudine.

A proposito di antropologhe, Ada (protagonista della seconda parte) si dice a un certo punto interessata soprattutto al «matriarcato che produceva una società misogina». Cosa significa, letto in un tempo in cui si parla piuttosto di patriarcato?

Qui mi rifaccio anche alla cronaca e penso per esempio allo stupro di gruppo dell’anno scorso in Sicilia, con l’atteggiamento delle madri dei colpevoli andato oltre la difesa dei figli. Volevo esplorare questo tema che crea molto dolore. Credo che si debba scrivere anche per rompere gli stereotipi del femminile: nella dialettica tra vittime ed eroine è possibile molta libertà. E penso che il femminismo sia abbastanza maturo per accogliere al proprio interno posizioni critiche.

A quali modelli si è ispirata nella scrittura di «Missitalia»?

C’è sempre pudore ad accostarsi ai modelli, ma c’è anche l’entusiasmo della lettrice e allora cito «Menzogna e sortilegio» di Elsa Morante e «Il porto di Toledo» di Anna Maria Ortese per la prima parte, Pavese e Ginzburg per la seconda e gli americani Joan Didion e Don De Lillo per la terza.

Quale sarà la prossima esplorazione?

A ogni romanzo imparo. Ora voglio fare uno studio di personaggio. Sto facendo i provini. Poi di solito la forma mi viene incontro.

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