Dagli show in treno ai teatri: l’epica borgatara di Brignano
Enrico Brignano tornava da scuola, più di trent’anni fa, nella sua borgata, Dragona, vicino alla città eterna, sul treno Roma-Acilia, e lì si esibiva per la prima volta, spontaneamente, per un pubblico di viaggiatori, imitando Fanfani, Andreotti e il presidente della Repubblica Pertini, oppure Ornella Vanoni. E sul finale, «Il piccolo corazziere» di Renato Rascel, arrivava sempre l'applauso.
Quello che, fra le risate, risuona ancora oggi, anche un po’ più forte (erano 1800 gli spettatori del Gran Teatro Morato, ieri sera tutto esaurito per l’artista romano), ora che, 51enne, ci racconta episodi della ormai lunga carriera, cominciata molto presto, e stralci della sua vita. Il comico lo ha fatto, nella sua spassosa maniera, in «Enricomincio da me. Unplugged», il suo ultimo show in tournée per l’Italia, con tappa appunto a Brescia, dove è stato accolto dal sindaco Emilio Del Bono e da Luca Morato.

La scenografia è un maxischermo a led, che riproduce scenari realistici (la fermata dell’autobus o il treno in viaggio, con effetto speciale), e l’artista è circondato da alcuni ballerini-attori. La chiave del divertimento rimane però la straordinaria capacità di Brignano di raccontare, giocare con le parole, deformare ed esagerare gli episodi della vita di tutti i giorni, o i personaggi che l’hanno costellata.
Come quando cita la madre che narra con epica esagerazione comica il travagliato parto con cui ebbe Enrico, al padre educatore «seguace del metodo Montessori» («Vie’ qua che te cionco, all'anagrafe t’avemo segnato a matita, come t’ho messo ar mondo te ce levo co’ ste mani»), in particolare quando apprende la decisione del figlio di iscriversi, per un biennio («du’ anni») al «Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Roma di Luigi Proietti, detto Gigi», dopo avere superato il fatidico provino. Qui Enrico studia come usare la voce, il gesto, o la dizione («gli pneumatici, e non 'e rote»).
E poi ancora Brignano è alle prese con singolari figuri come Carmine «il cromatoro» (cromatore di origini meridionali, saltava le vocali finali o le aggiungeva con libera fantasia), il primo che, per il matrimonio della figlia, lo scritturò per 50.000 lire «sane sane». Oppure un mafioso che a New York lo avrebbe obbligato a esibirsi, inducendo l’artista, causa il suo scarso inglese, a inventarsi un impareggiabile grammelot di tutti i vari immigrati nella Grande Mela. Con così tanta bravura (coadiuvata, nella scrittura, da altri cinque autori), e desiderio di esibirsi per il pubblico, l’attore, generoso, suo pregio-difetto, dilata molto i tempi dello show, che supera le due ore e mezza ininterrotte.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato















