I capelli, scriveva sant’Ambrogio, «non sono altro che le parti superflue del corpo». Lo ricorda Virtus Zallot all’inizio del libro «Sulle teste nel Medioevo. Storie e immagini di capelli» (il Mulino, 288 pagine, 26 euro, prefazione di Alessandro Vanoli): la studiosa bresciana - docente di Storia medievale e di Pedagogia e didattica dell’arte all’Accademia Santa Giulia - ha analizzato una ricchissima mole di testi e dipinti medievali, per dimostrare come la valenza espressiva e simbolica dei capelli possa, in realtà, andare ben oltre le lusinghe effimere della vanità. Nella vita quotidiana e nell’immaginario medievali - scrive l’autrice - i capelli «dichiaravano appartenenza o alterità distinguendo il povero dal ricco, il vicino dallo straniero, il laico dal chierico, la donna onesta della dissoluta, la vergine dalla maritata, il vanitoso dall’umile».
E parlavano di molto altro ancora, come spiegherà venerdì prossimo, 22 ottobre, alle 20.30, presentando il suo libro nel Palazzo della Cultura di Breno; e ancora il 29 ottobre alle 20.30 al Musil di Cedegolo.



