Cultura

Dagli evangelisti alla Cnn: lo storytelling disegna i «mondi possibili»

Anita Loriana Ronchi
All’Accademia SantaGiulia studiosi a confronto sul rapporto tra reale e virtuale per il convegno della rivista Umanesimo Tecnologico: «Il corpo resta la prima forma di conoscenza»
Il tavolo al covegno Mondi possibili
Il tavolo al covegno Mondi possibili
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Leibniz affermava che il nostro è «il migliore dei mondi possibili», avvalorando implicitamente l’idea che seppure a livello teorico non di un solo mondo si possa parlare. Oggi siamo di fronte a qualcosa di più di un’ipotesi, se consideriamo le dimensioni del reale e del virtuale. Eppure, basta analizzare la nozione di «corporeità» o entrare nella prateria della percezione sensoriale per rendersi conto che le interconnessioni sono profonde e, sorprendentemente, affondano radici in epoche lontane.

Il convegno

Sono davvero molte, interessanti (ed impossibile analizzarle tutte), le suggestioni emerse ieri dal convegno «Mondi Possibili. Geografie degli spazi virtuali e percezione del reale» della rivista IO01_Umanesimo Tecnologico, diretta da Massimo Tantardini, organizzatore nel caso specifico e vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia, che nella mattinata ha aperto i lavori con il direttore Paolo Sacchini.

«La sensorialità può diventare una modalità organizzativa sia che parliamo di spazi fisici, sia di spazi culturali. Negli spazi contemporanei – isici, digitali, ibridi – il corpo continua ad essere una bussola essenziale, forma primaria di conoscenza. E l’arte è un campo di sperimentazione sensoriale, dove la corporeità diventa strumento di esplorazione» ha osservato Chiara Paolino, associata alla Cattolica di Milano e PhD in Management & Business administration alla Bocconi nella prima tavola rotonda della sessione pomeridiana, moderata da Renata Massini. Francesca Gasparini, intervenuta con la dottoranda Claudia Rabaioli, è associata nell’ateneo di Milano Bicocca e dirige il laboratorio di Multimedia signal processing: «Come si misurano le emozioni? Attraverso questionari e/o segnali fisici oppure fisiologici. Abbiamo messo a confronto emozioni reali e mondo virtuale anche in ambiti differenti, con strumenti di misurazione sofisticati, alcuni addirittura “indossabili”; consentono di tracciare la conduttanza cutanea, onde encefalografiche ed altri indicatori».

Lo «storytelling»

Affascinante la cavalcata tra scrittori, filosofi, pietre miliari della cultura occidentali, andata in scena nella seconda parte. «I quattro evangelisti sono stati grandi storyteller – rileva Giuseppe Accardi, giornalista tecnico e caporedattore della sede torinese di Rassegna Grafica –, in quanto portano quattro versioni degli stessi fatti. Lo storytelling entra nella storia, nel 1980, col debutto della Cnn, primo canale all news, che fabbrica mondi possibili. E i social sono oggi i luoghi in cui narriamo il nostro mondo, raccontiamo quel che pensiamo sia per noi la verità».

Sul terreno delle «cartografie gnostiche» si addentra Marco Dotti dell’Università di Pavia, con una serie di straordinarie citazioni fra cui il Marshall McLuhan de «La sposa meccanica»: «La storia delle idee è una grande causalità»; in questo «lancio di dadi», nessun sistema «è innocente».

Romanticismo e mondi virtuali

Il romanticismo alle origini del concetto di realtà estesa, è il tema affrontato da Carlo Susa, coordinatore Dipartimento di Progettazione e Arti applicate all’Accademia SantaGiulia: «Il movimento romantico, attraverso il suo immaginario poetico e la sua cultura visuale, è stato fondamentale in questa evoluzione e l’Inghilterra un’incubatrice della ragione liberale, alla base del capitalismo e della rivoluzione industriale».

Tra gli esempi di mondi virtuali già esplorati nell’alveo del neoromanticismo, vi è il «Panopticon» del filosofo inglese Jeremy Bentham, modello architettonico per un carcere ideale, ma anche metafora di un apparato meccanico che simulava mondi in miniatura.

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