Cultura

Con Mezzosangue inizia la Festa di Radio Onda d'Urto: «Con il rap affronto temi complessi»

Con il concerto del rapper prende il via stasera la 31esima edizione: «Fantastico spazio di libertà. A Brescia belle vibrazioni»
Stasera Mezzosangue inaugura i concerti della 31esima edizione di Festa Radio Onda d'Urto
Stasera Mezzosangue inaugura i concerti della 31esima edizione di Festa Radio Onda d'Urto
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Spetta a Mezzosangue, il «rapper col passamontagna», l’onore di inaugurare stasera i concerti alla 31esima Festa di Radio Onda d’Urto. L’artista romano è atteso alle 22 dopo la (doppia) apertura affidata al duo hip-hop bresciano Lil Greem & Locker e al rapper trentino Drimer: si entra gratis dalle 19 alle 20, poi è prevista una sottoscrizione di 5 euro.

Classe 1991, Mezzosangue (pseudonimo di Luca Ferrazzi) porta nella nostra città il tour di «Sete». Il titolo deriva dal concept album pubblicato a fine 2022 da uno dei rapper più colti e intriganti del panorama nazionale, che indaga dieci diverse forme di sete, fisica e (soprattutto) spirituale: per Mezzosangue - che nel frattempo è passato dal consueto copricapo nero a uno di assoluto candore - è «una richiesta, una necessità, uno stato interiore, su cui ho costruito un live epico».

Lo abbiamo intervistato.

Luca, partiamo da «Sete»: si è enfatizzata la questione (formale) del cambio cromatico, ma le variazioni di peso riguardano piuttosto i testi...

Non è una novità, nel mio percorso artistico: il lato estetico fagocita la parte etica. Ma forse favorisce una sorta di auto-selezione, escludendo chi non va oltre la superficie. Se qualcuno sente come vero quello che trasmetti, allora sai che qualcosa rimane; se invece si ferma al primo livello, te ne fai una ragione.

Non è una novità nemmeno che si insista, nel valutare il suo lavoro, sull’aspetto concettuale. Che ha riferimenti alti, ma non si fa problemi a contaminarli con il «basso», come, peraltro, vuole il rap. O sbaglio?

È proprio così. La rivendico, questa contaminazione: poiché ho messaggi da far arrivare (non so se alti, ma per me importanti), a maggior ragione quei messaggi hanno bisogno della forza e dell’immediatezza di un veicolo diretto. Trovo che in tal senso il rap sia perfetto, il modo migliore per parlare con semplicità, in musica, anche di temi complessi.

Tra gli esempi di sete esplicitati nel disco, colpisce la «sete di sostanza» legata alla traccia «Flusso d’incoscienza». Detto in sintesi, cos’è?

La sostanza è ciò che sta sotto, che sostiene; dunque la sete in questione è il desiderio di andare al principio delle cose, a ciò che conta davvero.

Nei suoi pezzi raramente mancano riferimenti cinematografici. Che gusti ha in materia? È uno da sala o da home video?

Amo la sala, e sono fissato con un paio di autori in particolare: Christopher Nolan e Darren Aronofsky. Del secondo adoro «Mother»: l’avrò visto una ventina di volte, trovo che sappia dare immagine all’emozione.

Ha un legame saldo con la Festa...

È uno spazio di libertà che ritengo fantastico. La prima volta che mi chiamò, Luciano (Taffurelli, il direttore artistico della manifestazione, ndr) era un po’ sulle sue, non mi conosceva bene e non sapeva cosa aspettarsi; poi siamo diventati amici. E ogni volta che torno a Brescia, ritrovo belle vibrazioni. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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