Cinema

Piavoli: «Voglio che i giovani d’oggi vedano la magia del Pianeta Azzurro»

Paolo Fossati
Il regista di Pozzolengo presenta alla Festa del cinema di Roma il film restaurato
Un fotogramma de «Il Pianeta Azzurro» - © www.giornaledibrescia.it
Un fotogramma de «Il Pianeta Azzurro» - © www.giornaledibrescia.it
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«Sono molto felice di poter riproporre al cinema il mio lungometraggio d’esordio, in forma smagliante a quarant’anni di distanza». Con questo entusiasmo il regista Franco Piavoli, classe 1933, ripensa a «Il pianeta azzurro», il suo capolavoro del 1982, mentre il film è pronto per tornare a brillare sul grande schermo, restaurato. Stasera, infatti, il cineasta sarà tra i protagonisti più attesi della Festa del Cinema di Roma, in occasione della presentazione della versione restaurata in 4k del film, curata dalla Cineteca di Milano e da Cinecittà. La proiezione è un evento speciale del programma di Alice nella Città, sezione parallela e indipendente del festival, che ha ospitato nei giorni scorsi i registi bresciani Giulio Tonincelli e Alessandro Abba Legnazzi e la casting director Anna Pennella.

Il regista Franco Piavoli nato a Pozzolengo - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il regista Franco Piavoli nato a Pozzolengo - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Il «Pianeta» di Piavoli, poema visuale e sonoro premiato al Festival di Venezia, nato su spinta dell’amico Silvano Agosti (allora già regista affermato ed estimatore dei primi cortometraggi di Franco), nel corso del tempo ha ammaliato e influenzato schiere di autori, regalando un’esplorazione dell’intera esperienza umana del mondo, tutta concentrata intorno alla sua Pozzolengo, piccolo universo scelto come oasi di riferimento, microcosmo utile come campione rispetto al quale misurare i fenomeni umani e naturali.

Abbiamo intervistato il regista, mentre a Brescia è in corso (fino al 15 novembre) la mostra «Fotografie anni ’50» che raccoglie alcuni suoi scatti d’epoca, ospitata dallo Spazio Fondazione Negri (via Calatafimi 14, in città).

Maestro Piavoli, è soddisfatto del restauro della pellicola?

Sono molto contento, anche perché fin dalla prima uscita, avrei voluto fare piccole correzioni al film per rimediare a qualche graffio subito dalla pellicola 35mm. Sono a Roma con mio figlio Mario (anch’egli regista - ndr) e sarà un piacere rivederlo insieme in sala.

Fin dalla sinossi ufficiale il film promette un’esperienza unica: «Un anno di vita sul pianeta terra. Le quattro stagioni si susseguono ma, con il montaggio delle immagini e dei suoni, il tempo del film si fonde in quello di una sola giornata. Una sinfonia di ossimori che invita lo spettatore ad un nuovo approccio sensoriale». Elementi che lo hanno sempre reso interessante agli occhi di cinefili esperti e nuovi…

È bello pensare che i giovani lo vedano, adesso, in sala. È un film fuori dallo spazio e dal tempo, e sono curioso di sentire i commenti dei nuovi «visionari», che spesso vengono affascinati dalla dimensione particolare che propongo nel racconto, che è sospesa, in relazione a un mondo passato, alla natura, senza collegamenti con i fatti di cronaca.

Questo stesso approccio è poi diventato cruciale per le sue opere successive…

Sì, anche se all'inizio ha fatto scalpore che mi allontanassi dal cinema «teatrale» dominante.

Sul set coinvolse la comunità di Pozzolengo: vede ancora qualcuno dei protagonisti?

Purtroppo gli anziani non ci sono più, ma capita che incontri i fanciulli ogni tanto, con gioia, e mi fa effetto vederli adulti.

Desidererebbe tornare dietro alla macchina da presa?

La voglia di girare qualcosa c’è. Ma al momento preferisco osservare quello che ha da mostrare la nuova generazione di cineasti.

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