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Ispirazione, sorpresa, personaggi: come nasce la musica per un film

Enrico Raggi
I bresciani Claudio Smussi e Asso Stefana raccontano il dietro le quinte del lavoro di chi compone le colonne sonore cinematografiche
Stefana e Smussi
Stefana e Smussi
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Una colonna sonora non è mai puro sfondo a un’immagine: c’è sempre l’urgenza di dire, sentire, mostrare, toccare il fondo dalle cose. Dentro a ogni film gli sguardi si aggiungono, gli ascolti si associano. Tutto si stratifica, diventa presenza.

Trasforma le visioni in suono il bresciano Claudio Smussi: ha scritto colonne sonore per film, documentari, spettacoli teatrali, radiofonici, jingle; ha lavorato con i registi Cristina Pezzoli, Giacomo Andrico, Sergio Mascherpa.

Sorpresa

«Nella “musica applicata” si affrontano vari problemi – spiega Smussi –. Innanzitutto bisogna attenersi alla dinamica filmica, cercando di non sovrastare le immagini e di servirle in silenzio, senza farsi accorgere, in un lavoro di sottrazione. Inoltre occorre rispondere alle richieste del regista, cioè tradurre le sue indicazioni verbali in scelte musicali. “Scrivi una musica mai sentita prima”, chiese Tornatore a Morricone. Bellissima frase, ma poi quella musica tu devi comporla… È un procedere pieno di sorprese». 

In che senso? «Sovente, una musica a lungo immaginata e inseguita ti si palesa davanti all’improvviso, e tu cerchi di assecondarla. È come se le varie scelte sonore che hai insistentemente cercato ti prendessero per mano. Non devi far altro che abbandonarti ai loro suggerimenti. All’inizio di ogni progetto mi si presenta il problema della pagina bianca. Con ogni regista adotto differenti approcci: con alcuni comincio a buttar giù idee ancora in fase di sceneggiatura; altre volte intervengo su un film già ampiamente girato. Nei miei ultimi due lavori, “Lola Dust” e “Jula. Il respiro del vulcano”, ho intrapreso due percorsi diversi. Nel primo, un thriller psicologico del canadese Dom Cutrupi, il regista mi ha passato brani preesistenti e ho sfruttato sonorità orchestrali miste a elettronica. Nel secondo, un documentario del bolognese Davide Rabacchin, ho iniziato a comporre ancor prima di vedere un solo fotogramma, sperimentando timbri e suoni: nessun vero tema, solo piccole cellule unificanti».

Ispirazione

«Nella musica pura il percorso è più libero e l’inventiva nasce da emozioni, incontri, luoghi, perfino da libri o film – aggiunge Alessandro Asso Stefana, chitarrista prediletto di Vinicio Capossela, collaborazioni con Bill Frisell, Mike Patton, Calexico, Penguin Cafe, autore di colonne sonore per film e videogiochi –. Quando invece scrivo per il cinema l’ispirazione mi arriva dalla sceneggiatura, dai personaggi, dal loro carattere, dal tono generale. Qui il processo creativo deve confrontarsi con coordinate esterne, oltrepassando il semplice atto espressivo individuale».

Cosa è accaduto dunque nelle sue ultime esperienze? «Nei film “Billy” di Emilia Mazzacurati e “I Pionieri” di Luca Scivoletto, la musica è nata già dalla lettura del copione; in altri casi, invece, ho composto guardando la pellicola. Lavorare a una colonna sonora ti spinge a esplorare territori incogniti. Devi uscire dalla tua comfort zone e intraprendere strade sconosciute. La vera forza della musica risiede nella sua capacità di vivere di vita propria, indipendentemente da ciò che l’occhio vede».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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