Buckley, Jordan, Penn e Madigan: il poker di attori trionfatori agli Oscar

Due vincitori annunciati, Jessie Buckley come miglior attrice protagonista per Hamnet, e Sean Penn (che ancora una volta non si è presentato alla cerimonia) come attore non protagonista per Una battaglia dopo l'altra; il trionfatore della sfida che si è riaperta come miglior attore protagonista, Michael B. Jordan che ha conquistato la statuetta con Sinners - I peccatori, e una straordinaria interprete mai diventata una diva, Amy Madigan, che dopo essere stata nominata 40 anni fa come non protagonista per Due volte nella vita, conquista il premio con l'hit horror Weapons di uno dei talenti emergenti di Hollywood Zach Gregger.
Sono gli attori che compongono il poker di trionfatori alla 98esima edizione degli Oscar. L'aver conquistato tutti i maggiori premi della stagione lasciavano pochi dubbi sulla vittoria come miglior attrice protagonista di Jessie Buckley, che ha impressionato pubblico e critica per la sua prova emozionante e viscerale nei panni della moglie di Shakespeare in Hamnet di Chloé Zhao.
Prima irlandese
Prima irlandese che conquista la statuetta in questa categoria, Buckley, classe 1989, è anche una talentuosa cantante, tanto che si è fatta conoscere a 18 anni partecipando al talent show I'd Do Anything, che doveva selezionare alcuni giovani interpreti per un nuovo allestimento del musical Oliver! nel West End (non ha vinto per un soffio, ndr).
È stato l'avvio di una folgorante carriera fra tv, cinema e palcoscenico, in miniserie come Guerra pace e Chernobyl e Fargo o film come Beast di Michael Pearce e La figlia oscura di Maggie Gyllenhaal, tratto dal romanzo omonimo di Elena Ferrante, a fianco di Olivia Colman (che considera una mentore con cui condivide anche l'ironia) per il quale conquista la prima nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2022. Ora l'attende, ad aprile, il set a Stromboli del nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters. Al suo fianco, come coprotagonisti, Dakota Johnson, Saoirse Ronan e Josh O'Connor.
Miglior attore protagonista
Incerta fino all'ultimo la corsa come miglior attore protagonista, nella quale aveva come principale avversario Timothée Chalamet, a lungo favorito. Tuttavia, l'aver vinto l'Actor Award e il Bafta hanno introdotto la volata vincente di Michael B. Jordan.
La statuetta (vinta alla prima candidatura) l'ha conquistata con la sua performance nei panni dei due gemelli Smoke e Stack in Sinners - I peccatori diretto da un regista (e grande amico) fondamentale nella sua carriera, Ryan Coogler che l'ha già diretto in Prossima fermata Fruitvale Station, Creed - Nato per combattere, Black Panther, Black Panther: Wakanda Forever.
Classe 1987, Michael Bakari Jordan, dopo un esordio da bambino come modello, ha iniziato a lavorare in tv arrivando a 15 anni nel cast della serie cult The wire, un'esperienza che ha fortemente influenzato il suo modo di essere attore. Sul palco del Dolby Theatre Jordan, sesto afro americano a vincere la statuetta come miglior attore, ha ricordato nel suo discorso «di essere arrivato qui grazie a chi mi ha preceduto: Sidney Poitier, Denzel Washington, Halle Berry, Jamie Foxx, Forest Whitaker, Will Smith».
Tra i suoi nuovi progetti uno dei più attesi è il remake di Il caso Thomas Crown, in uscita nel 2027, di cui è regista e protagonista.
Sean Penn assente
Ha sorpreso ma non troppo (non era andato a tre delle cerimonie sulle cinque in cui era candidato), l'assenza di Sean Penn alla notte degli Oscar, dove ha vinto la sua terza statuetta (le altre due le aveva ricevute come attore protagonista nel 2004 per Mystic river e nel 2009 per Milk), stavolta come non protagonista per il ruolo del comandante Steven J. Lockjaw in Una battaglia dopo l'altra dopo l'altra di Paul Thomas Anderson.
Un film che gli ha ridato «l'amore per la recitazione» ha spiegato. Stavolta Penn, stando a quanto ha scritto il New York Times, agli Oscar ha preferito un nuovo viaggio in Ucraina, un Paese del quale sostiene la battaglia contro l'invasione russa, tanto da aver regalato in passato a Volodymir Zelensky uno dei suoi Oscar.
L’inquietante zia Gladys
Due candidature agli Academy Awards in 40 anni non rappresentano la straordinaria carriera di Amy Madigan, classe 1950, grande attrice tra palcoscenico, piccolo e grande schermo. Intensa e versatile ha regalato straordinarie prove diretta da cineasti come Walter Hill, Robert Benton, Louis Malle,o il marito, compagno d'arte e di ideali Ed Harris che l'ha diretta in Pollock. Ha conquistato una nuova generazione di fans nel ruolo dell'inquietante zia Gladys in Weapons di Zach Cregger. «'Questa donna è fantastica, molto originale - ha spiegato a Screen Daily –. So che tecnicamente dovrebbe essere la cattiva, ma io non la vedevo in quel modo».
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