AI in cinema e tv, la denuncia: «Usata sulla Rai senza preavviso»

Continua a tenere banco il tema dell’intelligenza artificiale, anche in Italia. A lanciare l’allarme ora sono Fed.It.Art, la Federazione italiana artisti, e Coordinamento stage & indies (la filiera della musica indipendente ed emergente), scandalizzate dal ricorso dell’AI in un docufilm su Rai 1 andato in onda nella prima serata di mercoledì 19 febbraio 2025. L’opera in questione è «Edoardo Bennato. Sono solo canzonette», che si è occupato per l’appunto di raccontare la vita e la carriera del cantante italiano classe 1946. Oltre alle interviste a grandi nomi dello spettacolo come Jovanotti, Max Pezzali, Leonardo Pieraccioni e Marco Giallini, nel documentario sono presenti alcune scene che hanno scatenato polemiche.
Gli spezzoni b-roll
Si tratta dei cosiddetti «video b-roll», spezzoni secondari usati per arricchire il film: oltre ad immagini del pubblico durante i concerti e ad un’astronave aliena, nel caso specifico il problema riguarda anche scene che hanno ricostruito parte della storia italiana che si incrocia con quella di Edoardo Bennato. Ad un certo punto, compare anche il volto di Enrico Berlinguer, storico segretario del PCI recentemente protagonista al cinema anche con il film «Berlinguer. La grande ambizione». A interpretarlo nel film di Andrea Segre è stato Elio Germano, nel docufilm di Rai1 invece il volto è stato generato tramite intelligenza artificiale (probabilmente partendo da una fotografia reale).
La denuncia

Parte da qui la denuncia di Fed.It.Art e Coordinamento Stage & Indies, che si dicono stupiti dal ricorso così massiccio dell’AI in prima serata senza nessun tipo di preavviso: «Vogliamo denunciare il fatto che i protagonisti di questa operazione non hanno dichiarato in modo trasparente al pubblico la presenza di questi contenuti – si legge nel comunicato diffuso –. Chiediamo che in assenza di una legge, attualmente depositata in Senato che ci auspichiamo arrivi all’iter conclusivo quanto prima, si oscurino tutte le opere realizzare con la sola intelligenza artificiale». Il riferimento è al ddl sulla disciplina dei sistemi di intelligenza artificiale per il quale lo scorso novembre 2024 sono stati presentati 409 emendamenti e che quindi è ancora fermo al palo.
L’Italia deve quindi ancora dotarsi di un quadro giuridico che faccia seguito alla promulgazione dell’AI Act europeo, la prima legge globale in materia di applicazione e regolamentazione delle AI in vari settori, compreso quello audiovisivo (ma escluso quello militare). Come dimostrato dallo sciopero del 2023 dei sindacati Wga e Sag-Aftra, che rappresentano sceneggiatori e attori degli Stati Uniti, l’avvento delle intelligenze artificiali generative ha spinto il comparto a chiedere garanzie e tutele che l’utilizzo di tali strumenti tecnologici non vada di pari passo con la perdita del lavoro per migliaia di interpreti e maestranze. Polemiche del genere sono state sollevate di recente anche in relazione al ricorso dell’AI nel film «The Brutalist» di Brady Corbet, ma anche più vicino a noi si sono sollevate voci di proteste come quella dell’Anad: l’Associazione Nazionale Attori Doppiatori (della quale fanno parte storiche voci italiane come Luca Ward, Melina Martello e Rodolfo Bianchi) ha lanciato nei giorni scorsi un appello per «difendere l’intelligenza artistica» e il mondo del doppiaggio.
Dito puntato contro la Rai
Tornando al duro comunicato di Fed.It.Art e Coordinamento Stage & Indies, il dito è puntato contro la rete pubblica italiana: «Riteniamo che sia grave che la Rai vada in controtendenza rispetto al Governo, alle Commissioni Cultura e al Parlamento mentre c’è un ddl che dovrebbe regolamentare l'intelligenza artificiale in Italia con una legge, fortemente voluta dall’attuale Governo per rendere lo Stato “controllore” e garante di una tecnologia che moltiplica di giorno in giorno il suo campo d'azione, moltiplicando però anche i possibili abusi che se ne possono fare e preoccupando in modo allarmante tutto il settore cultura che rischia di trovarsi in breve tempo con milioni e milioni di disoccupati sostituiti dall’IA» scrivono.
Le due realtà si augurano che la legge venga presto approvata e che si arrivi ad una regolamentazione che non faccia superare il 50% di AI in ogni produzione: «La sfida è orientarla per un autentico sviluppo umano che non crei disuguaglianze globali e soprattutto non crei quei ben 300 milioni di disoccupati che vengono paventati da alcune ricerche e che colpirebbe in modo mortale, particolarmente tutto il settore della produzione culturale».
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