Cinema

«Agata Christian» e gli altri: quando i film si divertono con il giallo

Cristiano Bolla
Arriva in sala la commedia con protagonista Christian De Sica che strizza l’occhio ai romanzi di Agatha Christie. Non è la prima volta che il cinema gioca con «la Regina del giallo»
Un frame tratto da «Agata Christian»
Un frame tratto da «Agata Christian»
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Sin da quando è stato annunciato, «Agata Christian – Delitto sulle nevi» ha colpito subito per un dettaglio che, nel cinema, spesso vale già come promessa: il titolo. Il gioco è evidente, perché prende come riferimento Agatha Christie e la piega in una direzione dichiaratamente pop, quasi da personaggio seriale, come se il giallo classico fosse un terreno su cui divertirsi prima ancora di «risolvere». E in fondo non è la prima volta che succede: dove c’è un grande mistero, con le sue regole ferree e i suoi colpi di scena, c’è anche spazio per una seconda partita, quella della commedia. Basta spostare l’accento, rendere più vistosi i caratteri, far scricchiolare le convenzioni del salotto e dell’investigatore impeccabile. Il risultato è una costellazione di film che non si limitano a citare il genere: lo prendono in braccio e lo fanno ballare. Vale la pena riscoprirli oggi, in occasione dell’uscita al cinema del film diretto da Eros Puglielli e con protagonista Christian De Sica – pochi giorni fa passato alla Oz insieme al collega Lillo.

Chistian Agata

Il re dei cinepanettoni italiani questa volta interpreta Christian Agata, criminologo celebre, pungente, pieno di sicurezza e di tic da divo dell’investigazione. Viene invitato in Valle d’Aosta per un weekend dalla ricca famiglia Gulmar per un’operazione d’immagine legata al rilancio di «Crime Castle», gioco da tavolo di successo e simbolo del loro impero. L’ambientazione è perfetta per un «giallo da manuale»: una riunione di famiglia, equilibri fragili, ambizioni e rancori che si scambiano sguardi prima ancora di parole. Quando il patriarca Carlo (Giorgio Colangeli) annuncia una decisione destinata a spaccare i rapporti interni, la tensione sale e poco dopo arriva la svolta: l’uomo viene trovato morto. A stringere ulteriormente il cerchio ci pensa una valanga, che isola la zona e trasforma i presenti in un elenco chiuso di sospettati, ognuno con qualcosa da nascondere. Ad affiancare Agata c’è il brigadiere Gianni Cuozzo, interpretato da Lillo, fan sfegatato e poliziotto maldestro spedito lì quasi per punizione: l’accoppiata punta proprio sul contrasto tra l’ego del «genio» e l’entusiasmo impacciato dell’allievo. Attorno ruota un cast corale che include, tra gli altri, Maccio Capatonda, Chiara Francini, Paolo Calabresi, Sara Croce, Marco Marzocca, Enzo Paci, Alice Pagani, con la presenza anche di Tony Effe e Ilaria Spada.

I capisaldi

Per capire da dove arriva questa idea di giallo che fa ridere, vale la pena tornare ai capisaldi. «Invito a cena con delitto» (1976) è una parodia consapevole del «country house mystery», con un cast spettacolare: Peter Sellers, David Niven, Maggie Smith, Peter Falk (niente meno che il Tenente Colombo!), Alec Guinness e perfino Truman Capote. È un film che prende la scatola degli indizi e la rovescia sul tavolo ridendo, ma senza dimenticare il piacere del meccanismo. «Signori, il delitto è servito» (1985), dal gioco «Cluedo», sposta la stessa logica nella villa con ospiti e segreti, affidandosi a un ensemble amatissimo: Tim Curry, Madeline Kahn, Christopher Lloyd, Michael McKean, Martin Mull, Lesley Ann Warren. Il giallo in questo caso è diventato un giocattolo dichiarato, con il gusto di cambiare le carte in tavola e di trasformare il più classico dei «chi è stato?» in una girandola di possibilità.

Poi c’è la trilogia che ha riportato il whodunit al centro del grande pubblico e che, per dettagli di trama, è il riferimento più immediato per «Agata Christian». «Cena con delitto – Knives Out» (2019) ha messo in campo Daniel Craig nei panni del detective Benoit Blanc e una famiglia di sospettati interpretata da Chris Evans, Jamie Lee Curtis, Toni Collette, Don Johnson, Michael Shannon, con Ana de Armas al centro dell’ingranaggio e Christopher Plummer come patriarca attorno a cui ruota il caso. Il sequel «Glass Onion» (2022) ha rilanciato la formula in chiave più meta e contemporanea, con Craig ancora protagonista e un gruppo che sembra uscito da una fotografia del presente: Edward Norton, Janelle Monáe, Kathryn Hahn, Kate Hudson, Dave Bautista, Leslie Odom Jr. Infine, il più recente «Wake Up Dead Man» (2025) ha completato il trittico con un nuovo enigma e un’altra parata di nomi, da Glenn Close a Josh Brolin, Mila Kunis, Jeremy Renner, Kerry Washington, Andrew Scott, Josh O’Connor, scegliendo un taglio più serio e drammatico. La serie di film ha il merito di confermare che il giallo, quando è costruito come un gioco, regge benissimo anche una dose generosa di ironia.

Le chicche

Nel sottobosco dei titoli meno celebrati, però, ci sono chicche che meritano attenzione. «The Private Eyes» (1980) ha recuperato il piacere del mistero “da magione” con la leggerezza della commedia più fisica: Tim Conway e Don Knotts interpretano qui una coppia di investigatori improvvisati e pasticcioni, trascinati in un intrigo fatto di corridoi, porte chiuse e sospetti che cambiavano direzione a ogni scena. Qualche anno dopo «Haunted Honeymoon» (1986) ha ripreso lo stesso immaginario da castello isolato e riunione di famiglia, spingendolo verso un gotico giocoso. Nel 1993 è arrivato «Misterioso omicidio a Manhattan», in cui Woody Allen ha messo in scena un giallo domestico travestito da commedia di coppia: lui e Diane Keaton, affiancati da Alan Alda e Anjelica Huston, hanno trasformato la curiosità quotidiana in un’indagine piena di congetture, pedinamenti e scambi di accuse. Chiudendo il cerchio sul versante più recente, «Confess, Fletch» (2022) ha aggiornato la figura dell’investigatore sarcastico e verboso: Jon Hamm ha interpretato un protagonista che si muove a forza di battute e improvvisazioni mentre tutti lo considerano il colpevole ideale. Infine, sempre nel 2022, «See How They Run» ha scelto la via dell’omaggio: ambientato nell’Inghilterra del teatro, ha giocato con i codici del giallo «alla Christie» e con il fascino di un enigma nato dietro le quinte, affidando la coppia investigativa a Saoirse Ronan e Sam Rockwell e arricchendo il quadro con il premio Oscar Adrien Brody.

Spaccato italiano

Lino Banfi ne «Il commissario Lo Gatto»
Lino Banfi ne «Il commissario Lo Gatto»

Infine lo spaccato italiano, che ha frequentato il confine tra indagine e commedia con una personalità tutta sua. «Giallo napoletano» (1979), diretto da Sergio Corbucci, è esplicitamente una «commedia gialla» e schiera un cast sorprendente: Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Michel Piccoli, Renato Pozzetto, con Peppino De Filippo alla sua ultima interpretazione cinematografica. «Il commissario Lo Gatto» (1986), di Dino Risi, ha affidato a Lino Banfi un commissario spedito a Favignana «per punizione», circondandolo di volti popolari come Maurizio Ferrini e Maurizio Micheli: il mistero c’era, ma filtrato da caratteri e situazioni. E nella scia del poliziesco comico, «Delitto a Porta Romana» (1980) e «Delitto al ristorante cinese» (1981) hanno portato l’indagine nel mondo di Nico Giraldi, con Tomas Milian e Bombolo: qui l’enigma ha convissuto con il ritmo da commedia di strada, e il giallo è diventato un pretesto perfetto per inseguimenti, battute e maschere. In modi diversi, tutti questi film – compreso il nuovo «Agata Christian» – confermano la stessa regola non scritta: il delitto, al cinema, può essere una cosa serissima. Proprio per questo, quando qualcuno decide di prenderlo di traverso, la risata è quasi inevitabile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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