Chiara Pelizzoni: «Il mio libro sulla vita-capolavoro di Sammy Basso»

C’è chi vive una vita e chi, invece, l’abbraccia, con tutte le sue sfumature, i suoi limiti e la sua infinita capacità di sorprendere. E Sammy Basso – giovane biologo e ricercatore scomparso nel 2024, a soli 28 anni – ha incarnato con straordinaria intensità questa strada. Affetto da progeria, una malattia genetica rarissima, Sammy non ha mai permesso alla sua condizione di dettare il ritmo o il valore dell’esistenza, ma, piuttosto, ha saputo accogliere la vita senza mai arrendersi di fronte a nessun limite. «Sammy. Una vita da abbracciare» (San Paolo Edizioni, 2026, 16 euro) nasce dall’incontro tra la memoria dei genitori, Amerigo Basso e Laura Lucchin, e lo sguardo della giornalista bresciana Chiara Pelizzoni, che li ha accompagnati nell’intimo percorso del racconto di una vita straordinaria. Il volume è frutto di un lavoro condiviso, in cui la voce di Amerigo e Laura si intreccia con quella di chi ha vissuto da vicino il cammino di Sammy e con le sue lettere inedite, scritte nel 2017 e affidate al suo fisioterapista Mauro Grande con l’indicazione che venissero consegnate dopo la sua scomparsa, che restituiscono in prima persona la profondità del suo sguardo sulla vita. Abbiamo incontrato Chiara Pelizzoni per farci accompagnare dentro la storia di questo libro.
Da dove prende avvio l’incontro con la famiglia Basso?
Nel novembre 2024, da responsabile dell’area Famiglia di Famiglia Cristiana, ho proposto alla redazione di nominare «Italiani dell’anno» Laura, Amerigo e Sammy, anche se Sammy era scomparso a ottobre. Amerigo e Laura stavano vivendo un momento di grande fatica emotiva ed erano stati anche piuttosto travolti dall’attenzione della stampa. Il contatto, quindi, non è stato immediato: ci ha aiutato un’amicizia comune, che mi ha permesso di raggiungerli e di far loro questa proposta, che hanno accettato di buon grado nonostante il momento difficile.
In che modo quell’incontro si è trasformato in un progetto editoriale?
In quell’occasione sono andata a Tezze sul Brenta e li ho intervistati. Poi, a febbraio, il Gruppo Editoriale mi ha proposto l’idea di provare a scrivere un libro con loro. Poiché Sammy in vita non aveva mai voluto scrivere un’autobiografia, questo volume prometteva di essere la prima biografia dedicata a lui, e così è stato.
Quella di Sammy è stata proprio una «vita da abbracciare»...
Il titolo è una citazione del testamento spirituale che Sammy ha lasciato nelle quattordici lettere di cui si è tanto parlato dopo che è mancato. Abbiamo discusso la possibilità di aprirle, dove era possibile e dove ci veniva concesso, per raccontare la vita di Sammy in modo corale, esattamente come lui l’ha vissuta.
Sammy era molto amato e conosciuto…
La sua è stata una vita in mezzo agli amici e alle persone. Basti pensare che per i suoi ventiquattro anni c’erano seicento persone a festeggiarlo: questa è la misura di quanto fosse corale la sua esistenza. A raccontarla, nel libro, sono naturalmente i genitori, ma anche gli amici che hanno ricevuto queste lettere.
A chi erano rivolte queste missive?
Una per i genitori, una era il suo testamento spirituale; le altre dodici sono rivolte alcune ai suoi interlocutori del mondo scientifico, in Italia e negli Stati Uniti…
La ricerca è stata importantissima per Sammy…
L’aspetto della ricerca è stato centrale nella vita di Sammy: ha avuto l’eccezionalità di vivere una malattia rarissima e di scendere in campo in prima persona, non solo studiando e diventando biologo e ricercatore, ma mettendo in gioco il proprio corpo.

E chi sono gli altri?
C’è la lettera per il fisioterapista Mauro Grande, che era anche il suo interlocutore spirituale, perché laureato in scienze religiose. Poi c’è quella per la psicologa, per i «Sammy Runners», e per i «Mendicanti di sogni». Poi ci sono gli amici Attilio e Cristina, i vicini di casa e Andrea Fontana, il macellaio del paese, con cui Sammy ha partecipato ai Jova Beach Party. E poi c’è Riccardo, l’amico dal primo liceo, che oggi è vicepresidente dell’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso.
Jovanotti ha scritto la prefazione del libro…
Jovanotti definisce questo racconto una «buona novella» e anche io, scrivendolo, mi rendevo conto di come stessi partecipando a un racconto di gioia, di energia, di volontà, di determinazione, di amicizia, di responsabilità e di altruismo. La sua vita è stata davvero un capolavoro di ottimismo.
Che cosa l’ha toccata maggiormente in questo percorso?
Mi ha commosso la generosità con cui Laura e Amerigo mi hanno resa partecipe della vita di Sammy. Abbiamo incontrato gli amici e le persone coinvolte proprio nella casa di famiglia e mi ha colpito questa disponibilità a condividere ricordi, emozioni e anche i momenti di commozione. Mi ha toccato la fiducia con cui mi hanno aperto la porta di casa e della vita di Sammy.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
