Cent’anni fa la prima visita nel Bresciano di Hemingway, sul filo della nostalgia

Un americano, nella primavera-estate del 1922, porta sua moglie in Italia, nei luoghi dove era stato volontario nella Prima guerra mondiale: è lo scrittore Ernest Hemingway, che avrà parole d’elogio per Brescia e soggiornerà, in varie riprese, sul Garda. Quello è un anno denso di tensioni per l’Italia, che culmineranno, in autunno, nella marcia su Roma. Hemingway, allora 23enne, è il corrispondente del Toronto Star. Scrive diversi articoli durante la sua permanenza a Genova, in aprile, ricordando come abbia «lavorato veramente molto».
Nei suoi reportage racconta di vari fatti, dalla conferenza di Rapallo agli scontri di piazza tra manifestanti, in una nazione che sta implodendo. Con lo scrittore, tuttavia, c’è Hadley, la prima moglie, con cui era arrivato nel dicembre del 1921 a Parigi. Qui aveva incontrato personalità, fondamentali per il suo futuro, tra cui Gertrude Stein ed Ezra Pound. Nel maggio 1922 gli Hemingway sono in Svizzera da un vecchio compagno d’armi di Ernest e quindi, valicando a piedi, senza vestiti adeguati, il Gran San Bernardo, tornano in Italia.
A far dimenticare ad Hadley le peripezie, Milano: aperitivi al Biffi, ma anche l’ospedale dove il marito era stato come milite della Croce Rossa e le corse dei cavalli a San Siro, spunti per le opere successive. In quel giugno Ernest riesce ad intervistare Mussolini, che è in città, ricavandone un’impressione non del tutto negativa e arrivando a scrivere che «non è il mostro che è stato dipinto». I fatti accaduti in seguito faranno cambiare posizione ad Hemingway.
Nella successiva intervista, a Losanna, nel gennaio 1923, avrebbe scritto che «Mussolini è il più grande bluff d’Europa». Questo sarcasmo e disprezzo furono ricambiati dal dittatore: la prima edizione italiana di «Addio alle armi» è solo del 1946, una volta caduto il regime. Hemingway in quei giorni del 1922 vuole mostrare alla moglie i luoghi della «sua» Prima guerra mondiale: dopo Milano, ecco Vicenza. Poi in bus per Schio, quindi in automobile verso Rovereto, Trento ed, infine, Riva del Garda. A Sirmione, come ricorda Richard Owen nel suo «Hemingway e l’Italia», la coppia incontra Pound e la moglie, passando qualche giorno tra tuffi e bagni di sole. Hemingway descriverà l’esperienza in una lettera del 1923 al capitano James Gamble, sua conoscenza dei tempi di guerra. All’ufficiale dirà: «Ricordi Sirmione, vero? È una gran punta che fuoriesce dal Garda, la vedi in treno andando verso Vicenza».
Nella stessa lettera ricordava come, con la moglie, «zaino in spalla» avessero camminato da Sirmione fino alla stazione di Desenzano, «dove si fermava un minuto il treno» per Verona. Arrivano a Mestre, quindi verso il Piave e Fossalta, dove Ernest era stato ferito quattro anni prima. Questo ritorno sul filo della nostalgia lo lascerà profondamente deluso, ma gli fornirà ispirazione per una serie di testi, tra cui, appunto, il celeberrimo «Addio alle armi».

C’è anche la nostra città nella «geografia sentimentale» di Hemingway: ricorderà con amore quel Nord Italia, dove aveva fatto la guerra, in particolare la zona che «va da Milano a Brescia» e da qui fino alle Dolomiti. Da Brescia passerà nel 1948 con Mary, la quarta moglie, arrivando da Bergamo e proseguendo verso il Garda, in un viaggio tra ricordi, con un auto guidata da Riccardo Girardengo, cugino di Costante, il noto ciclista. Hemingway aveva citato Brescia in un passaggio di «Addio alle Armi», quando, sul treno in partenza da Milano, in un dialogo del protagonista si inseriscono un portiere che dice «Forse qualcuno scenderà a Brescia» a cui controbatte un mitragliere «A Brescia ne saliranno degli altri» (...) «Dormii tutta la notte, svegliandomi a Brescia e a Verona quando altra gente salì».
Altro ricordo. Sempre negli anni della guerra bisogna cercare un altro ricordo, legato al Garda. In «Verdi colline d’Africa» ad un certo punto scrive: «Così nel gran caldo il treno si fermò a Desenzano ed ecco il lago di Garda e quelle truppe sono la legione cecoslovacca (...) O ci si andava a piedi al buio da Sirmione. Perché ci siamo stati in quei posti, nei libri e fuori dai libri».
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
