Casanova Operapop e spy story: magnifica, incalzante, inusuale
Applausi per «Casanova Operapop» di Red Canzian, la sfida della maturità che l’ex Pooh ha affrontato con la giusta attitudine, vincendola. Un musical interamente italiano nell’idea, nella storia e nella realizzazione non è cosa da tutti i giorni: le oltre 1.600 persone che ieri sera hanno optato per un’esperienza inusuale, in scena al Gran Teatro Morato di Brescia, hanno scelto bene.
La storia, ricavata da un romanzo di Matteo Strukul, ha una trama meno complessa che sulla carta ed è ambientata a Venezia, nel 1755. Un’epoca in cui la Serenissima non era più la regina dei mari, bensì una cortigiana al crepuscolo del suo splendore, comunque irresistibile, abitata da figli celebri come Carlo Goldoni, Giambattista Tiepolo, il Canaletto e - last but not least - l’inafferrabile Giacomo Casanova, creativo quasi al pari degli altri e secondo a nessuno nell’arte della seduzione.
La trama
Appena rientrato dall’esilio viennese, Casanova si ritrova al centro di un gioco di intrighi e di trame di potere, architettato dall’inquisitore Loredan e dalla contessa Von Steinberg, i quali vedono nel bel Giacomo un pericolo da eliminare. Se ci mettiamo poi che il "nostro" si infila volentieri nei letti (o sui divani) altrui, è facile capire come il ritorno in patria si riveli movimentato, tanto che l’avventuriero affronta disavventure in serie. Ma incappa pure nel sentimento vero (a cui non è abituato), per cui salvare la pelle e al contempo l’amore di una ragazza, en passant pure la patria, diventa missione da non fallire. E, ovviamente, non fallirà.
Ad introdurre la vicenda è la voce fuori campo di Canzian medesimo, aprendo la strada a un coro di gondolieri che illustrano luci e ombre della loro città, la quale campeggia maestosa sullo sfondo. È l’inizio spumeggiante di uno spettacolo che dà il meglio di sé proprio nei balletti, nelle canzoni e nella musica (un mix di melodie pop e sinfonica, evocativa e romantica, con un pizzico di rock sparso qua e là), nelle scenografie, nell’impatto cromatico e nel gioco di luci (strepitosi), mentre risulta meno convincente nelle parti dialogate, che pagano dazio alla semplificazione retorica e a certi cliché linguistici.
Ma il ritmo è incalzante, non ci sono tempi morti nei cambi di scena, l’atmosfera è avvolgente e tutto scorre come se si trattasse di un montaggio cinematografico, che dapprima unisce quadri in cui i personaggi principali manifestano la loro personalità, quindi progredisce in dinamismo, coltiva il cotè thriller e si tuffa dentro una sorta di spy-story ante litteram.
La compagnia
Buono il cast (composto da ventuno performer, tra cui il tenore bresciano Gianluca Cavagna), con menzione speciale per l’attor-cantante Gian Marco Schiaretti, carismatico e versatile nei panni del libertino protagonista, interpretato con continui cambi di registro e di passo. Un’opera fresca, che indica una direzione possibile per il musical nazionale.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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