Carlo Rovelli: «La scienza pone domande sulle cose tutte uguali fra loro»

Una sedia non è un gatto, così come la coscienza e i numeri non sono elefanti. Eppure tutti questi sono come gli unicorni, come la cultura e la natura. O Pinocchio se preferite. Quello che pare un gioco di parole, una presa in giro addirittura, è invece uno dei principali sensi dell’ultimo libro di Carlo Rovelli «Sull’eguaglianza di tutte le cose. Lezioni americane» (Adelphi).
Per il fisico teorico e divulgatore, che sarà in città sabato 22 novembre per un doppio appuntamento (alle 10.30 e alle 17.30 in Camera di Commercio), «ci siamo convinti che la realtà sia spezzata in parti diverse e che concetti o cose differenti siano separati tra loro, in modo netto. In fondo però tutte le cose sono uguali». E a dirlo è innanzitutto la fisica, a partire dalla «rivoluzione novecentesca della meccanica quantistica» con la doppia natura ondulatoria e corpuscolare di materia e radiazione.
Innanzitutto professore parliamo del suo doppio incontro a Brescia, con ragazze e ragazzi nell'ambito di «Brescia Scienza» e il pomeriggio alla consegna del Premio Blaumann insieme a Guido Tonelli.
Coi giovani sarà un’occasione gioiosa, deliziosa, e spero che si costruirà un faccia a faccia aperto dove parlare di scienze e filosofia, di politica e di storia, dove proveranno a mettermi in difficoltà. Inoltre posso dire che questa doppia iniziativa è merito della Blaumann Foundation e del suo presidente Giovanni Franceschini al quale sono molto legato.
Passiamo al suo libro, che affronta i temi di alcune sue lezioni del 2024 a Princeton, a partire dal significato del titolo.
Inizialmente doveva essere solo «Lezioni americane» ma il mio editore, anche per non «rubare» il titolo a Calvino, mi ha spinto a trovarne un altro. Nasce quindi alla fine della scrittura e riassume l’idea centrale del volume: distinzioni come quelle tra materia e spirito, idee e cose concrete, sono frutto di categorie umane ma non di divisioni nella realtà. Le nostre sono solo prospettive diverse di osservare ma in fondo tutte le cose sono uguali e in relazione fra loro.
Un’idea che è intrinseca al libro, che trae origine nella titolazione da un antico testo cinese, lo Zhuangzi, fondamentale nella filosofia taoista. Oriente e Occidente perciò non sono così distanti.
Sono differenti eppure si sono sempre parlati: si pensi a Pirrone e ai gimnosofisti incontrati in India nel suo viaggio con Alessandro Magno. Ecco perché la spaccatura tra ascetismo orientale e pensiero razionale occidentale è vera solo in parte: in entrambi i mondi si trovano elementi dell’uno e dell’altro. Hanno nel tempo preso colori diversi e sfumature, ma spesso si parlano e si insegnano cose. Lo spezzare le cose ci rende tutto meno comprensibile. Per esempio non esiste tecnica senza filosofia, e penso al filosofo bresciano Emanuele Severino: queste distinzioni ci rendono più ciechi.
In questa chiave, cosa pensa del concetto di divinità?
Ha giocato e gioca un grande ruolo nella civiltà umana. E come tale è reale. Serve però rendersi conto di quante varianti e forme ha preso nel tempo e nello spazio e di come evolva continuamente. Pensare però che tutte queste varianti siano specchio di un’unica idea fondante è un errore.
E, come lei scrive, tutto può essere messo in dubbio, anche la nostra vita, che può essere il sogno di una farfalla.
Con questa immagine ho voluto mettere in crisi l’idea stessa di certezza: chi può dirci che la nostra vita non è il sogno di qualcuno o di qualcos’altro? Non possiamo esserne totalmente certi. Questo alimenta angoscia ma non avere certezze non è un dramma, è solo una domanda alla quale non sappiamo rispondere. E che male c’è in tutto questo? La saggezza è vivere questa incertezza profonda, e la scienza apre in questo senso a domande, non dà risposte.
Altro tema cardine del suo volume è la trasformazione, quel «tutto si muove» proprio di Eraclito così come del buddhismo nell’impermanenza.
L’ansia infinita dell’uomo di cercare l’eterno entra in contrasto con la consapevolezza che il mondo in cui viviamo è in evoluzione continua. Capiamo meglio la realtà in termini di come evolve, non in ciò che resta costantemente. È una malattia dello spirito voler a tutti costi l’immutabilità.
Nel libro c’è un passaggio specifico sulla felicità dei pesci, che ancora una volta riprende lo Zhuangzi. Di cosa si tratta?
Si parla di coscienza e della sua natura. Cos’è? La si pensa come a qualcosa di privato, inaccessibile come quella del pesce, ma noi comunichiamo fra di noi. Anzi, comunichiamo con e tra le nostre soggettività è quella cosa con la quale entriamo in contatto. Non è perciò vero che non si può parlare della felicità dei pesci. Oltre a ciò non c’è niente di speciale nella coscienza, è un fenomeno come il resto.
Chiudiamo con la fisica, il mondo che lei conosce meglio. Qual è il suo ruolo?
La vedo come una voce potente, che pesantemente ci ha influenzato nella nostra visione del mondo. Negli ultimi anni in special modo è arrivata come un martello a distruggere alcuni elementi: la meccanica quantistica ha infatti demolito l’idea di cose e di oggetti con delle proprietà indipendenti da tutto il resto. Ciò non funziona, per la meccanica quantistica tutto è in relazione. Ma in ciò la fisica resta solo un’altra voce in questo dialogo del nostro pensare il mondo.
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