Premio Strega 2025, i 5 finalisti si sono raccontati al MarteS
Quelli della letteratura, espressi nei cinque romanzi finalisti del Premio Strega 2025, e quelli dell’arte, custodita nel MarteS, Museo d’Arte Sorlini di Calvagese della Riviera, che per il secondo anno consecutivo ha ospitato la tappa bresciana dello Strega Tour. Sabato sera, nella corte del palazzo seicentesco, erano presenti il vincitore dello «Strega Giovani 2025» (scelto da una giuria di ragazzi tra i 16 e i 18 anni) Andrea Bajani, autore de «L’anniversario» di Feltrinelli, e Nadia Terranova con «Quello che so di te» edito da Guanda.
In collegamento streaming, Paolo Nori con «Chiudo la porta e urlo» di Mondadori, Elisabetta Rasy, autrice di «Perduto è questo mare» (Rizzoli), Michele Ruol con «Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia» di TerraRossa. Pungolati dal giornalista Davide Landoni, gli autori hanno evidenziato alcuni aspetti delle rispettive opere, in lizza per il più prestigioso premio letterario italiano. Il vincitore dello Strega ’25 sarà proclamato il 3 luglio a Villa Giulia a Roma e sarà ospite domenica 6 luglio nel giardino della Casa del podestà di Lonato.
Bajani e Terranova
«Quando scrivo – racconta Bajani – mi piace scoprire cose che non so. Nel mio libro cerco di capire quel meccanismo di protezione che si mette in atto all’interno delle famiglie: qualsiasi cosa brutta succeda, non si può dire, qualsiasi violenza deve stare rinchiusa dentro le mura domestiche». «L’anniversario» racconta la storia di un figlio che, dopo dieci anni sottratti al logoramento di una violenza sottile e pervasiva tra le mura di casa, decide di narrare la sua disgraziata famiglia e il tabù di questa censura. «Quando il protagonista prova a raccontare quella storia – conclude Bajani –, si rende conto di aver creduto alla versione ufficiale di suo padre».
Anche nel lavoro di Terranova si ritrova il tema del silenzio: «Ho iniziato a scrivere questo libro quando è nata mia figlia – spiega l’autrice –. È stata una ricerca, sicuramente romanzesca, qualche volta romanzata, della vita della mia bisnonna, rinchiusa nel manicomio di Messina. Ho attinto a discipline non codificabili, come la sua cartella clinica, ho studiato la lingua della psichiatria novecentesca. Della sua storia non si è mai parlato apertamente in famiglia, ma in qualche modo è trapelata, grazie a quelle che io chiamo “voci della mitologia familiare”».
Rasy e Nori
«Nel mio caso – interviene invece Rasy - c’è un io narrante che, attraverso una serie di immagini, cerca di mettersi all’ascolto di altri: un padre perduto e un amico attraverso il quale la protagonista riesce a riacchiappare una storia confinata in un angolo buio. È un aspetto corale di voci che compongono il romanzo, ma l’utilizzo della prima persona ci mette in contatto con carnalità della vita».
Attorno alla vita del poeta Raffaello Baldini ruota invece il romanzo di Nori: «Uso una “lingua da bar” quando scrivo. È la lingua di Parma, la città dove sono nato. Ma non è curioso che i tre poeti di Sant’Arcangelo di Romagna, tra cui Baldini, fossero frequentatori di un bar?». La vita diventa letteratura e la poesia diventa racconto, in un gioco di specchi tra le poesie di Baldini e l’autobiografia di uno scrittore sessantenne.
Ruol
Il romanzo di Ruol, infine, è il racconto del vuoto lasciato nella vita di due genitori dalla morte improvvisa dei loro due figli. Tutto, in un istante, cambia senso e direzione, perde peso, si fa vuoto. Ruol racconta questa deflagrazione attraverso le cose, gli spazi, gli oggetti, i momenti, i movimenti. «Nel romanzo – chiarisce l’autore – costruisco un inventario di oggetti, quasi in parallelismo con le nature morte. Gli oggetti sono il pretesto per raccontare la storia di questa famiglia, ma poi tutto è ambientato in un appartamento vuoto. L’oggetto diventa un varco per accedere alle vite dei personaggi. C’è una connessione con il teatro: è rimasta la scenografia, ma gli attori sono dietro le quinte. Nella loro nuova vita, madre e padre sono costretti a farsi domande sul rapporto che li unisce o li separa. È un percorso doloroso, dal quale non possono esimersi e che li porta in spazi fisici ed emotivi diversi».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
