Bugo: «A Brescia, in famiglia, incido il mio nuovo disco»

Il cantautore al Monolith. È un rock formato band con un team targato Bs Sanremo? «Ci tornerei»
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Al Monolith. Marco Montanari (manager e chitarrista), Michele Marelli (batteria e suoni), Bugo e Luca Manenti (basso) - Foto © www.giornaledibrescia.it
Al Monolith. Marco Montanari (manager e chitarrista), Michele Marelli (batteria e suoni), Bugo e Luca Manenti (basso) - Foto © www.giornaledibrescia.it

In pentola bolle qualcosa di buono. La pentola è a Brescia. A Brescia Nord, per la precisione. In via Biseo, al Monolith Studio di Michele Marelli, uomo dei suoni ma - soprattutto - eccellente batterista. Il protagonista è Bugo, al secolo Cristian Bugatti, cantautore nato a Rho e cresciuto a Cerano, in provincia di Novara, ma d’origine lumezzanese («mio nonno e il mio bisnonno sono della Valgobbia, mio padre si è trasferito da giovane nel Milanese», racconta).

E che ciò che bolle in pentola - il nuovo disco, in fase di lavorazione - sia buono lo si evince dagli ingredienti. In primis Bugo, ormai highlander del pop-rock alternativo italiano, musicista con una carriera ultraventennale, che ha scavalcato trend e mode. In secondo luogo, tutto ciò che trovi varcando la soglia del Monolith. Basso Höfner, chitarre Gibson, una splendida e piuttosto rara Epiphone Supernova (Noel Gallagher signature), e tante parole a ruota libera. Niente plastica, solo musica. E che musica. Dai riferimenti a «Stoned & Dethroned» dei Jesus And Mary Chain (1994) all’ultimo singolo di Liam Gallagher, passando per Vasco, fino all’idea di creare qualcosa che suoni come le ultime canzoni dei Fontaines D.C.

Bugo è un cantautore: «Su ciò che faccio voglio sempre mettere il mio timbro» spiega. Ma al Monolith lavora con mentalità da band. Accanto a Marelli alla batteria, ci sono Luca Manenti al basso (anch’egli bresciano, già al lavoro con Il Grande Omi, Elizabeth Lee, ma pure con Pooh e Paola Turci) e Marco Montanari alla chitarra, già direttore artistico di Bugo alla Mescal, oggi anche suo manager. «Torno in studio con molta voglia, per incidere il successore dell’album "Bugatti Cristian"» racconta Bugo, dopo le due partecipazioni a Sanremo e l’esperienza di Pechino Express (in questi giorni in onda su Sky, ndr): «Mi piace stupire i miei ascoltatori. A volte, se accosti i miei dischi, sembrano realizzati da artisti diversi. Vengo a Brescia da Roma tre-quattro giorni ogni mese. Ogni canzone che scrivo nasce per essere un singolo. Musica diretta, con progressioni di accordi non complicate. L’idea è di finire entro l’estate».

Intanto, quest’anno cade il ventennale di «Dal lofai al cisei», album che ha lanciato Bugatti, «e abbiamo intenzione di riportarlo sul palco, con questa band». Tutto riporta a Brescia, ai tempi dell’uscita di quel cd e della fine del tour precedente, in promozione all’album «Sentimento westernato». «In occasione di un concerto al Donne e Motori - racconta - ricevetti la prima recensione, che contribuì a muovere le cose. Poco dopo, un live al Parco Castelli. A quel concerto partecipò un giovanissimo Marelli. Tra il pubblico, anche Manenti».

«Nonostante tutto, rifarei volentieri Sanremo, per riscoprirne l’aspetto divertente. Le due edizioni cui ho partecipato sono state complicate» chiosa: «Per i noti fatti legati a Morgan e, poi, per l’assenza del pubblico causa Covid». Quei Festival sono il passato, la riconquista dell’Ariston è un futuro possibile, che passa anche da Brescia, con una band «formato famiglia» e un’attitudine rock tremendamente genuina. Lontano dalla plastica, nel nome di una credibilità che - specie di questi tempi (discografici) - non è da dare per scontata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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