Brescia e Bergamo, sorelle d’acqua tra Oglio e Sebino

L’importanza di un fiume nell’evoluzione d’un territorio è realtà antichissima. Dai mesopotamici Tigri ed Eufrate culla di civiltà, al Nilo, al Mississippi, al Po, gli esempi sono infiniti. Analizzare e narrare questo ruolo fondamentale anche del fiume Oglio è dunque l’ulteriore tassello d’un quadro comprovato a ogni latitudine.
Lo fa da domani, sabato 24 gennaio, la mostra di fotografie storiche «Confini d’acqua – Il fiume Oglio e il lago d’Iseo fra Bergamo e Brescia» che s’inaugura alle 18 allo Spazio Fondazione Negri a Brescia in via Calatafimi 12/14 e prosegue fino al 21 marzo (h. 16-19 dal martedi al venerdi; 15-19 il sabato).
Il progetto
Orgoglioso frutto di un bando riservato a chi già ne aveva vinto uno nel 2023 per Bergamo-Brescia Capitale della Cultura, l’esposizione – accompagnata da un libro omonimo di 200 pagine di Marcello Zane – vede artefice l’onlus fotografica bresciana Fondazione Negri e il suo ricchissimo archivio; che l’ha realizzata col contributo della Fondazione della Comunità Bresciana e in binomio con la Fondazione Dalmine che ne farà il bis fra un paio di mesi in terra e in chiave più bergamasca.
L’Oglio e il Sebino, dunque, e i rispettivi influssi sulla vita delle genti rivierasche e dell’entroterra, sono i soggetti delle foto accumulate nel tempo dallo sterminato archivio storico della Fondazione e per l’occasione organizzate ed esposte in 48 stampe in bianco e nero.
Sono foto realizzate fra i primi del ’900 e gli anni 60, le più antiche utilizzando l’ingombrante banco ottico e lastre di vetro 21x27. Sono frutto della dinasty fotografica bresciana Negri: dal patriarca Giovanni, che avviò il suo studio a Brescia nel 1891 per trasferirsi ai primi ’900 a Gargnano lasciandolo al 16enne talentuoso figlio Umberto; alla sua morte nel 1957 fu gestito da un dipendente fino al ’61 quando subentrò Costantino Squassoni, padre dell’attuale Mauro Squassoni Negri «anima» della Fondazione, coadiuvato dal figlio Davide che ha sviluppato il progetto-libro.
L’Oglio è stato anche «confine» tra Bergamo e Brescia, e la mostra e il libro raccontano quanto è accaduto nel tempo al di là e al di qua della... divisoria d’acqua che però ha anche influenzato positivamente l’evolversi di due territori, fra agricoltura, commerci, attività idroelettriche, miniere, industrie e centri abitati.
La mostra
Le immagini sono affascinanti e illustrano luoghi e situazioni di vita d’antan. Ecco, per esempio, il baffuto Giovanni Negri, fotografo e proto-automobilista al volante nel 1904 sulla via Mala verso la Val di Scalve, bordata di colonne di ghiaccio.

Ecco i minatori nei pressi di Schilpario nell’immediato Dopoguerra; e le donne delle Industrie Tessili Bresciane di Sale Marasino negli anni ’30. Ma anche il mercato a Iseo a fine anni ’20. Così come industrie tipo la Ferriera di Voltri (Ilva di Darfo, in Valcamonica) nel 1910 e il complesso della Franchi Gregorini di Lovere durante la Grande Guerra. Foto che si fanno reperti di Storia, storie che emergono dal passato grazie all’obiettivo.

Del resto risalgono a ottomila anni fa i primi insediamenti umani attorno all’Oglio che – lungo 280 km e con un bacino idrografico di 6.360 km² – attraversa piane e monti. E ha anche talora alimentato rivalità fra Brescia e Bergamo (i primi diritti idrici furono assegnati a Brescia nell’XI secolo...). È bello dunque che qui lo si celebri invece nella sua sostanza di provvidenziale volàno del vivere, progredire, lavorare e prosperare attorno alle sponde.
Sì, «Confini d’acqua» e il libro che l’accompagna è più d’una mostra: è una saga del Grande Fiume (e lago) e dei vari mondi che via via gli sono fioriti attorno.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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