Alla terza pagina del prologo del suo nuovo libro, «Il ritorno della Bestia – Come questo governo ha risvegliato il peggio dell’Italia» (Rizzoli), una disamina critica di fatti e dichiarazioni che racconta come, dalla Liberazione a oggi, l’Idea – cioè il fascismo, nel lessico dei camerati – si sia poi incarnata nella fiamma tricolore del Movimento sociale italiano, ancora presente nel simbolo di Fratelli d’Italia, e abbia finito per permeare un senso comune fatto di intolleranza e banalizzazione della storia, Paolo Berizzi chiarisce subito che il fascismo di cui scrive non è più quello dell’olio di ricino e della marcia su Roma.
Dice, piuttosto, che oggi la nostra società ha un problema con un «fascismo pop, da discount», che «legittima l’odio per il diverso», trova capri espiatori, tratta in modo «ruvido, muscolare» chiunque «osa criticare o è plasticamente disallineato rispetto al potere». È in atto in Italia, per l’inviato di Repubblica e autore di numerose inchieste sull’estrema destra, una «fascistizzazione del senso comune», che si ispira al Ventennio ma si esprime in forme nuove e promuove una generalizzata intolleranza per il diverso, che riverbera anche in Europa.




