Auguri, Bob Dylan! Gli 80 anni di chi ha cantato il cambiamento

Dal debutto del 1962 al Grammy alla carriera al Nobel: un’intera cultura concentrata in una persona
Un’immagine che sarà esposta al «Bob Dylan Center» di Tulsa - Courtesy Olson Kundig
Un’immagine che sarà esposta al «Bob Dylan Center» di Tulsa - Courtesy Olson Kundig

Ehi, Bob! «How does it feel?», come ci si sente?, per dirla come in «Like A Rolling Stone», la tua hit sulla fine dell’innocenza e lo smarrimento del vivere. Gli 80 anni che compi il 24 maggio, sono una festa o un peso per te, il... Giovanni il Battista della popular culture; per la Voce - «di sabbia e colla» la definì David Bowie - di quella musica che ha (un po’, non abbastanza) cambiato il mondo?

«Non chiedetemi niente di nulla, potrei dirvi la verità» avvertivi già 1965 in «Outlaw Blues», eppure un anno fa, fregandotene della pandemia, hai pubblicato il trentanovesimo album in studio «Rough and Rowdy Ways» (maniere brusche e litigiose, guardacaso...) dove in «False Prophet» canti «non sono un falso profeta, non mi ricordo quando sono nato e ho scordato quando sono morto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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