Arte

Un giaguaro dell’artista bresciano Max Bi entrerà nella collezione Feierabend

Sara Polotti
L’autore è l’avvocato penalista-barra-pittore-barra-consigliere comunale Max Battagliola: «Feierabend è il Peggy Guggenheim dell’arte italiana del Novecento»
  • L'opera di Max Bi - © www.giornaledibrescia.it
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Nella collezione Feierabend di Fondazione VAF — quella istituita dal collezionista berlinese ottantanovenne Volker F. Feierabend e dalla moglie milanese Aurora per creare un compendio di pittori e pittrici italiani novecenteschi, che sta confluendo anche in volumi-compendio pubblicati da Manfredi Editore — c’è ora un’opera bresciana. È quella dell’avvocato penalista-barra-pittore-barra-consigliere comunale Max Battagliola, nome d’arte Max Bi, che è entrato a far parte della collezione di pittori del Novecento con un enorme giaguaro. «Feierabend è il Peggy Guggenheim dell’arte italiana del Novecento», dice il pittore, che è entrato nell’orbita del collezionista attraverso il canale più classico: le fiere d’arte.

Il giaguaro

«Per puro caso», racconta Battagliola, «Feierabend ha visto alcune mie opere esposte alla fiera di Padova. Ero lì rappresentato da Spirale Milano. Ha parlato con il gallerista, si è fatto una fotografia con l’opera che l’ha catturato e poi si è messo in contatto con la galleria per acquisire il lavoro». L’opera è un grande giaguaro facente parte del ciclo di «Urban Jungle», al quale Battagliola lavora da tre anni. «Dipingo animali che hanno preso potere in un Metaverso nel quale l’essere umano è sparito. Questo Metaverso è fatto di vie, colori, frasi… e gli animali governano. L’uomo, tuttalpiù, è relegato alla finestra. Ho dipinto di tutto in questo ciclo: giraffe, elefanti, rane, cammelli…». La tecnica che usa è la pittura acrilica su tela grezza, con intervento di pastelli a olio e fusaggine (una sorta di grafite). «Prediligo le dimensioni importanti, mi esprimo meglio lì», spiega, «anche se ne faccio di piccole».

Ora l’opera entrerà a fare parte effettiva della collezione e il suo destino dipenderà da ciò che il collezionista intenderà farne. «Ipotizzo che starà al Mart di Rovereto», dice l’artista, «dato che la collezione è conservata proprio lì». Il Mart ha infatti stipulato una convenzione di deposito a lungo termine con la Fondazione VAF.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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