Orfeo Tagiuri: «Mi fermo a disegnare il mondo e i pensieri che passano»

Sognava di fare lo scrittore, prima di abbracciare in toto la sua vocazione di artista capace di integrare la parola scritta con il segno grafico. Le sue opere su carta sono meme d’antan, che accostano la sua umanità disegnata alla parola, mai ridondante ma sempre affilata di senso. Orfeo Tagiuri, artista nato in Massachusetts, ma ormai di casa a Londra, porta a Brescia le sue opere, con la mostra che contestualmente apre le porte della nuova Mutty Gallery.
Tagiuri sostanzierà dal 21 febbraio al 4 aprile, con inaugurazione sabato dalle 17 alle 21, nella galleria-libreria di via Trieste, la sua filosofia del «Doing Nothing», intesa non come apatia rispetto alle cose del mondo, ma come capacità di mettersi in sereno ascolto di ciò che accade per registrarlo con lievità e innocenza. Un modus che guida la sua arte e di cui è deliziosa espressione il volume tascabile «Little Passing Thoughts», pubblicato nel 2023 dalla casa editrice francese Chose Commune, che raccoglie 350 disegni che sono un vademecum per l’umanità.
Sta per inaugurare la sua prima personale in Italia, con un’imminente esposizione a Brescia. Come si sente?
Sono incredibilmente entusiasta per la mostra organizzata col meraviglioso team di Mutty. Inoltre visitare l’Italia mi riempie sempre d’ispirazione.
Ha cominciato come scrittore. Come ha finito per diventare illustratore?
Mi è sempre piaciuto raccontare storie e con il mio lavoro continuo a farlo in molti modi. L’arte in tutte le sue forme ci permette di osservare il mondo con una sensibilità più speciale. Basta pensare a come un musicista percepisce il canto di un uccello o a come un fotografo osserva la luce cambiare. Scrivere era per me un modo per sintonizzarmi con il linguaggio e per sezionare, quasi scientificamente, la realtà intorno a me. L’arte mi ha costretto a immergermi nel mondo in modo meno logico, più astratto e, in un certo senso, più emotivo.

Nel libro «Little Passing Thoughts» i disegni sono associati a brevi didascalie. Sono da intendere come spiegazioni ad uso dei lettori o come parti integranti delle illustrazioni?
I testi sono assolutamente una parte fondamentale dell’opera. Inizialmente mi sono ispirato alle vignette del New Yorker e, a pensarci bene, è anche il modo in cui funzionano i meme oggi: un’immagine con una didascalia che innesca un’idea o una risata.
La sua mostra attinge alla pratica zen. Come si concilia la disciplina della creazione artistica con la libertà del non fare nulla?
In questo caso il «nulla» rimanda all’idea di agire senza un’intenzione definita, un movente, e senza il tentativo di guadagnarci o politicizzare alcunché. È una sorta di presenza in purezza. Il pittore Philip Guston descrisse come, quando era pienamente presente nell’atto di dipingere, tutte le opinioni dei suoi amici, insegnanti, critici e persino l’idea di se stesso scomparissero. È proprio a questa presenza e a questa semplicità che la mostra si ispira.
In un’intervista ha menzionato l’abitudine di disegnare una griglia prima di andare a dormire. Cosa rende quello spazio fra la veglia e il sonno così fertile per l’immaginazione?
Molti inventori hanno sfruttato questa fase di torpore come fonte di ispirazione. Edison era solito fare dei sonnellini tenendo una pallina di metallo in mano. Proprio nel momento in cui stava per addormentarsi, la pallina cadeva e lo svegliava nel bel mezzo di pensieri in itinere. Questo gli permetteva di riflettere sui problemi in modo più astratto. Non sono certo Edison, ma ho abbracciato questo approccio.
Fra i suoi progetti c’è Wish Cards, a metà tra arte, oggetto del desiderio e misticismo. Come è nata questa idea?
Tempo fa cercai di realizzare un’opera che si potesse bruciare. Infilai uno stoppino in un foglio e gli diedi fuoco. Ma quando la fiamma raggiunse la carta si spense semplicemente. Un fallimento totale. Una settimana dopo era il compleanno di un caro amico e ci scordammo di comprargli la torta. Vedendo quell’opera bruciacchiata accanto a una pila di vecchie cartoline scattò qualcosa. Da lì ho iniziato a creare le Wish Cards. Ogni card è a tutti gli effetti una cartolina illustrata con un fiammifero, una striscia accendifiamma e uno stoppino. Sono desideri tascabili che si possono utilizzare a piacere.
C’è un’opera che rappresenta la svolta della sua carriera?
Durante la pandemia realizzai un disegno molto semplice. Ritraeva una persona con sulle spalle una versione più piccola di se stessa, come un bambino. Sotto scrissi: Abbi cura di te. In quel particolare momento e contesto quell’opera rispecchiava perfettamente lo stato emotivo della gente. E improvvisamente la mia piccola pagina di vignette iniziò a guadagnare migliaia di follower al giorno. Quel lavoro mi fece capire che un’idea semplice, comunicata con efficacia, può avere un impatto profondo ed entrare in connessione con un gran numero di persone. Ed era l’esatto opposto dei lavori molto più complessi e pesanti che avevo prodotto fino a quel momento.
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