«Nemetona»: un bosco sacro di simboli e materia in mostra al Mo.Ca.

L’artista Laura Santamaria porta a Brescia un lavoro che dialoga con lo spazio intrecciando pittura, disegno, installazione e scultura: è visitabile fino all’8 marzo
Giulia Camilla Bassi
Uno scorcio della mostra di Laura Santamaria
Uno scorcio della mostra di Laura Santamaria

Fino a domenica 8 marzo, nelle Sale Neoclassiche del Mo.Ca. in via Moretto è visitabile «Nemetona», mostra personale di Laura Santamaria, artista italiana la cui ricerca si muove da anni tra arte, scienza e dimensione simbolica. Nata nel 1976 e formata all’Accademia di Brera, Santamaria sviluppa un lavoro che dialoga con lo spazio e che intreccia pittura, disegno, installazione e scultura per indagare le connessioni tra il gesto umano e le leggi che governano il cosmo. Curata da Jessica Tanghetti, la mostra riunisce opere recenti e interventi site-specific pensati proprio per gli spazi di Palazzo Martinengo Colleoni.

La mostra

«Nemetona», divinità celtica associata al bosco sacro, è il titolo scelto per guidare il visitatore di sala in sala. Un riferimento che introduce bene uno dei temi centrali della ricerca dell’artista: il rapporto tra visibile e invisibile, tra dimensione terrestre e cosmica. Nella pratica di Santamaria, infatti, materiali primari come pigmenti, minerali, fuoco e terra diventano strumenti per esplorare il legame tra materia ed energia, costruendo immagini che oscillano tra segno scientifico ed evocazione mitica e mistica.

Il percorso espositivo si apre con l’opera «Hypnero», installazione realizzata con polveri e minerali che trasforma lo spazio in una sorta di paesaggio sospeso. Sulle pareti compaiono i disegni su tela della serie «Sirius», che continuano il dialogo suggerendo una tensione continua tra osservazione cosmica e immaginario simbolico. Proseguendo, «Nin #3», la scultura in ottone custodita nella nicchia della seconda sala, evoca il diadema della regina sumera Puabi, proiettando il visitatore in una dimensione di sovranità ed energia femminile. Una sezione specifica è dedicata poi alla «Drawing room», dove il disegno diventa il cuore della ricerca. Santamaria utilizza il nerofumo – ottenuto attraverso il segno del fuoco – per tracciare configurazioni nebulose che trattengono la memoria del tempo.

Infine, il percorso culmina con il suggestivo intervento ospitato nella Sala della Musica ispirato all’idea di bosco sacro. Qui cinque volti in terracotta sono collocati su altrettanti tronchi d’albero utilizzati come piedistalli naturali. Disposti nello spazio come presenze silenziose, i volti –essenziali e arcaici – evocano reperti emersi da uno scavo immaginario. Una sorta di archeologia del sacro, in cui terra, legno e materia naturale diventano tracce di rituali, simboli e memorie remote. L’installazione dialoga con gli affreschi della sala e trasforma l’ambiente in una scena sospesa tra mito, natura e contemplazione

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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