Capella: «La bellezza del Fauno esalta i tesori della Casa Museo Zani»
È una folgorazione improvvisa, occorsa al curatore Massimiliano Capella nelle sale di Palazzo Madama a Torino, a originare le connessioni che costituiscono l’impalcatura del pensiero che sottende «Il Fauno danzante. Arte, Moda, Danza». La mostra, allestita nelle sontuose sale della Casa Museo della Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica, muove da quell’unicum che è la statua del Fauno danzante, capolavoro in porcellana di Doccia modellato da Gaspero Bruschi nel 1748.
A quando risale il suo primo incontro con «la più bella statua che si trovi», come scrisse Massimiliano Soldani Benzi al principe di Liechtenstein?
Alcuni anni fa, per la curatela di un progetto sulla regina Margherita, ero in visita a Palazzo Madama, quando mi sono trovato al cospetto del grande Fauno in porcellana, replica del marmo romano del I secolo conservato nella Tribuna degli Uffizi. Un oggetto perfino più bello e potente dell’originale, per la purezza della materia e la finezza del dettaglio compositivo. In quel momento di assoluta meraviglia ho realizzato di voler portare a Brescia quel pezzo unico, straordinario, che mi ha profondamente sedotto per la sua bellezza.

Un obiettivo ambizioso, vista la peculiarità della statua.
Il Fauno danzante di Gaspero Bruschi è la scultura in porcellana più grande mai realizzata. In 150 anni è stata prestata solamente due volte: a Londra, a metà dell’Ottocento, e a Firenze. È quindi un grandissimo onore poterla ospitare ed esporre nella Casa Museo. Per noi rappresentava anche l’occasione di dedicare il nostro nuovo catalogo, il diciottesimo, proprio alle porcellane europee. Nella Casa Museo abbiamo tre straordinarie opere della Manifattura di Doccia: i Putti con pantera e mascherone, capolavoro di Bruschi, e una coppia di altorilievi con allegorie della Primavera e dell’Inverno su modello di Massimiliano Soldani Benzi.
Intorno alla straordinaria bellezza del Fauno danzante lei ha costruito una narrazione che si muove in due direzioni: la scultura e la moda. Cosa le lega?
Il filo conduttore della mostra è rappresentato dalla danza. E anche in questo caso è frutto di un’illuminazione. In uno studio del 1909 Wilhelm Klein ipotizza che il Fauno danzante di epoca romana fosse in origine in coppia con la Ninfa seduta, anch’essa conservata agli Uffizi, e che entrambi fossero parte di un unico gruppo, battezzato «L’invito alla danza». Un immaginario che, nel 1912, ispirò il rivoluzionario balletto «L’Après-midi d’un faune» di Sergej Djagilev, musicato da Claude Debussy e portato in scena dal talentuosissimo Nižinskij. Da qui l’idea di recuperare i costumi dell’epoca disegnati da Léon Bakst e dare vita ad un omaggio ai grandi miti della danza del Novecento, come Rudolf Nureyev, Carla Fracci, Gheorghe Iancu e Roberto Bolle, attraverso gli abiti per loro confezionati da artisti del calibro di Roberto Capucci e Pablo Picasso. Un percorso trasversale che celebra l’arte e la danza, ma si radica profondamente negli ambienti della Casa Museo.
Quale palcoscenico ha pensato per i suoi attori di porcellana e stoffa?
Il Fauno ha un posto d’onore nella sala delle temporary exhibitions, dove un ingegnoso gioco di specchi regala l’illusione che stia realmente danzando. Al suo cospetto ci sono poi i calchi in gesso conservati al Museo Ginori, con cui venivano realizzate piccole copie in porcellana e un esemplare in bronzo del Settecento della Galleria Corsini. Gli abiti sono invece ambientati nella sale di Casa Zani in un continuo rimando con gli oggetti circostanti. Dettagli stilistici che il visitatore attento saprà sicuramente cogliere.
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