Arte

Bresciani-Bertelli: sperimentazione e una nuova idea di corpo e figura

Giovanna Galli
Domani l’inaugurazione della mostra «E venne il tempo di riparare i viventi» sull’incontro e la collaborazione fra i due artisti
Dedicated to William Blake (1983), grafite su carta - Bertelli
Dedicated to William Blake (1983), grafite su carta - Bertelli
AA

Domani alle 18 all’Aab inaugura la mostra «E venne il tempo di riparare i viventi. Giorgio Bertelli e Aldo Bresciani alla svolta degli anni ’80». Un appuntamento che riapre un dialogo rimasto in sospeso tra due protagonisti di una stagione artistica che per Brescia ha significato sperimentazione, coraggio e una nuova idea di corpo e di figura.

Aldo Bresciani (1934-2006) è stato una figura poliedrica della scena lombarda che ha attraversato figurazione e astrazione restituendo con un linguaggio visionario e diretto le trasformazioni antropologiche della modernità. In quegli anni ’80 rimembrati nel titolo della mostra gestisce la Galleria Studio 80 in corso Magenta: uno spazio anticonvenzionale e vivo che presto diviene punto di riferimento per una generazione inquieta di artisti, fra cui il poco più che ventenne Giorgio Bertelli (1957), oggi affermato artista visivo, noto anche per la sua raffinata impresa editoriale (L’Obliquo).

Quando Bertelli nel 1981 attraversa timidamente la soglia della galleria e trova il coraggio di presentare i suoi lavori a Bresciani, questi riconosce immediatamente la qualità di quelle carte e vi ravvisa l’affinità di intenti da cui scaturirà subito la prima mostra personale, ma anche un rapporto umano e creativo che sarà decisivo per entrambi.

L’uncino (1976), olio su tela 130x100 centimetri - Bresciani
L’uncino (1976), olio su tela 130x100 centimetri - Bresciani

Questo nodo biografico, fatto di condivisione e confronto, rivive oggi attraverso una selezione di opere che raccontano un clima culturale teso, visionario, attraversato da domande radicali. Una temperie che, come ampiamente documentato dall’ analisi di Fausto Lorenzi in catalogo, si intreccia alle iconografie del corpo e alle loro trasformazioni nella cultura figurativa del secondo Novecento e colloca le ricerche di Bresciani e Bertelli su un piano più ampio della storia dell’arte e della sensibilità contemporanea. Nelle tele di Bresciani il corpo si fa organismo in mutazione, attraversato da spinte contrastanti, materia viva che registra l’impatto della tecnica, dell’alienazione, del desiderio.

Energia perturbante

Forme composite, a tratti prossime alla meccanica, si addensano e si disfano, come se la pittura fosse un laboratorio in cui l’umano si interroga sul proprio destino e sulle proprie metamorfosi. La sua è una visione che non teme la densità né la scomodità. puntando dritta al cuore delle contraddizioni del tempo.

Di fronte a questa energia perturbante si colloca il lavoro più raccolto e incisivo di Bertelli, segnato da una grafite che sembra incidere la carta come una domanda. Le sue figure, spesso sospese tra sacro e profano, tra memoria iconografica e fragilità quotidiana, sono attraversate da una tensione silenziosa. Le anatomie essenziali, i simboli religiosi svuotati e reinterpretati, le ombre che si allungano su superfici bianche rivelano un esercizio di sguardo che non indugia nell’oscurità, ma tenta di restituire alla ferita una forma, alla vulnerabilità una dignità. Le sue immagini suggeriscono che, nel punto più fragile della materia, può nascere una forma di conoscenza più profonda.

Il corpo come luogo

Il dialogo tra queste due poetiche, quella più materica e tumultuosa di Bresciani, quella più analitica e lirica di Bertelli, restituisce un quadro complesso di una stagione artistica che ha interrogato radicalmente l’idea stessa di figura. E lo fa con una sorprendente attualità: osservati oggi, quei corpi sezionati, quelle ibridazioni inquietanti, quelle reliquie desacralizzate sembrano parlare non solo del passato ma del nostro presente, segnato da nuove tecnologie, da fragilità esposte e da identità in continua trasformazione. «Riparare i viventi», allora, non appare come un gesto taumaturgico, di cura e guarigione, ma come un invito a guardare con lucidità ciò che spesso si preferisce eludere: il corpo come luogo di passaggio, di memoria e di resistenza.

In questo senso, la mostra dell’Aab, che coincide con il ventesimo anniversario della tragica scomparsa di Bresciani e con il quarantacinquesimo della prima mostra di Bertelli, è un omaggio a due artisti che hanno segnato la storia recente della città, ma allo stesso tempo è anche un esercizio di ascolto, un modo per restituire al presente la profondità di uno sguardo che, a distanza di decenni, mantiene intatta la sua capacità di interrogare.

La mostra sarà aperta in Vicolo delle Stelle 4 fino al 7 gennaio (feriali e festivi, ore 16-19.30).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.