«Bert Stern. Original Mad Man»: Marilyn è in mostra da Paci

Certe meraviglie bisogna essere in due per farle. E se una è Marilyn Monroe e l’altro è Bert Stern, l’incontro si fa Storia: dei protagonisti, della fotografia e dell’immaginario collettivo. Ne è fantasmagorica e abbacinante riprova la mostra «Bert Stern. Original Mad Man» che apre oggi alle 18.30 alla Paci Contemporary Gallery (Brescia, Borgo Wuhrer 53, dall’area rossa del parking sotterraneo) con volume-catalogo di Dario Cimorelli editore, e proseguirà fino al 27 febbraio 2026.
L’elegante bomboniera espositiva di Giampaolo Paci e Monica Banfi s’è trasformata nella casa di Marilyn; meglio, nel suo tempio iconografico in cui farsi ammaliare da bellezza servita da foto-creatività, rischiando una.sindrome di Stendhal, però positiva, dai frutti di «The Last Session»: ultimo servizio posato nel giugno 1962 – prima di morire fra il 4 e 5 agosto in modo mai chiarito fra suicidio, errato dosaggio di tranquillanti, omicidio – dalla figlia di Gladys Monroe e padre ignoto, nata Norma Jeane Baker l’1 giugno 1926.
Premeva solo il pulsante
L’allestimento, monotematico, è del gallerista Paci in collaborazione con The Bert Stern Trust, fondazione presieduta da Shannah Laumeister, terza moglie del brooklyniano Bertram «Bert» Stern (1929-2013), fotografo di pubblicità&glamour fra più creativi e noti del ’900; uno che passava dall’iconoclasta immagine pubblicitaria davanti alle piramidi per la vodka Smirnoff ai ritratti più fascinosi d’attrici&attori; che spiegava «ho sempre amato le donne: essere donna dev’essere molto difficile»; e di sé si schermì «I just push the button», io premo solo il pulsante.
In realtà, anche prima di proporre a Vogue e a Monroe quello che si sarebbe purtroppo rivelato suo fantasmagorico epitaffio, egli era un big dell’obiettivo, maestro di pose e inquadrature originali. Se ne sa di più, in un mini-cinema organizzato in una sala della Paci, dal proiettato doc «Bert Stern: Original Mad Man» (2011; un’ora e 29’ di proiezione) di Shannah Laumeister.
Ma a brillare sono i ritratti di Marilyn nel fulgore maturo dei 36 anni, in 50 stampe – originali o digitali autenticate dalla Fondazione, di gran formato (anche 102x76...) – fra biancoenero e colore: emozioni per occhi e sentimenti che la sua bellezza e la tribolata vita non possono che suscitare. «Fotografarla – sintetizzò il ritrattista - significa fotografare la luce».

Ma a ribadire la maestria di Stern ci sono pure foto di altre star: da Brigitte Bardot a Liz Taylor, allo scatto per l’iconica locandina di «Lolita» di Stanley Kubrick, con Sue Lyon con rossi occhiali a cuoricino e lecca-lecca.
Irresistibile calamita
Ma resta Marilyn – di cui Stern, prima dell’incontro, disse: «Sono abbastanza sicuro di me e della mia professionalità per misurarmi con lei: sono maestro dell’arte di guardare tanto quanto lei è maestra nell’arte di farsi guardare» – l’irresistibile calamita. Come nel polittico in biancoenero dei primi 18 scatti del servizio che, infine, ne conterà ben 2.571 in dodici ore di posa «senza maquillage se non un eyeliner» nella suite 261 al Bel Air Hotel a Los Angeles. O nei nudi vedo&nonvedo in trasparenza dietro foulard o con rose di spugna a celare il seno; o mentre si balocca con monili di bigiotteria (il gioiello vero è lei...). Anche nuda sul letto in abbandono maliziosamente giocoso, senz’ombra di volgarità. E negli abiti haute couture del servizio-bis che Vogue ordinò dopo aver visto le mirabilie del primo, «troppo scoperte» per il magazine. Eccola elegantissima e poetica in nero Dior, schiena eburnea scoperta, volto sorretto dalla mano destra e sguardo che quando lo incroci pare rivolto soltanto a te.
Marilyn rifulge: ora sensuale, ora elegante, talora malinconica. E non importa che su certe immagini campeggi la X a pennarello arancio, per fortuna trasparente, con cui lei ne bocciò la pubblicazione. Eccola, Dea Infelice, nello scatto «Marilyn Monroe Crocifix III»: occhi che ammaliano, ma con velo di tristezza, la mano destra a carezzarsi guancia e capelli, e braccio sinistro piegato a consolatoria mano dietro il collo; un auto-abbraccio a dire muto: sono qui, sono vostra, ma sono sola.
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