Arte

L’architettura fotografata diventa memoria della Strage: la mostra

All’Ordine degli architetti l’esposizione di Silvia Camporesi, Paolo Riolzi e Marco Introini che ricorda le vittime di piazza Loggia e del terrorismo partendo dalla stele di Scarpa
  • Le immagini in mostra per «Il ricordo nel presente»
    Le immagini in mostra per «Il ricordo nel presente» - Marco Introino
  • Le immagini in mostra per «Il ricordo nel presente»
    Le immagini in mostra per «Il ricordo nel presente» - Silvia Camporesi
  • Le immagini in mostra per «Il ricordo nel presente»
    Le immagini in mostra per «Il ricordo nel presente» - Paolo Riolzi
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La prima parte delle «Città invisibili» di Italo Calvino riguarda la memoria. L’ultima - parlando di città nascoste - il futuro. È da questo e da altri riferimenti che prende avvio «Il ricordo nel presente», l’esposizione che verrà inaugurata il 28 maggio alle 17.30 presso la sede bresciana dell’Ordine degli architetti in via San Martino della Battaglia 81 (visibile poi fino al 15 luglio, info su ordinearchitettibrescia.it). Con la neonata Fondazione dell’ordine degli architetti di Brescia (FoaBs) e con il patrocinio (tra gli altri)di Casa della memoria, l’istituzione ha deciso di proporre al pubblico una mostra che fonde architettura e fotografia contemporanea per parlare di ricordo e commemorazione.

Tre fotografi

Lo ha fatto chiamando tre fotografi di respiro nazionale che a Brescia non vivono, ma che prendendo spunto dalla stele dell’architetto Carlo Scarpa in memoria delle vittime della strage di piazza della Loggia hanno letto e interpretato il rapporto della città e dell’urbanistica con un pezzo di storia bresciana. L’esposizione apre esattamente 51 anni dopo lo scoppio della bomba neofascista e vuole essere un punto di congiunzione tra le commemorazioni del cinquantesimo anno e il futuro delle stesse.

I tre fotografi scelti dagli organizzatori, dal coordinatore Marco Garau e dalla curatrice Luisa Bondoni sono Silvia Camporesi, Marco Introini e Paolo Riolzi. «Ognuno di loro – spiega Bondoni – ha interpretato la memoria partendo dalla stele di Scarpa, mettendoci la propria sensibilità. Camporesi per esempio ha una formazione filosofica e le sue foto parlano per simboli e allegoria con dittici al limite dell’astratto, mentre Introini è specializzato sulla fotografia d’architettura e documentaristica.Riolzi, docente di fotografia, mette nelle sue immagini il senso di stratificazione di una città che viene guardata distrattamente da chi la abita. Sono quindi partiti da una storia collettiva facendone un racconto personale, restituendola poi alla collettività».

Pretesto

La stele di Carlo Scarpa che sorge sul punto dello scoppio della bomba è quindi il pretesto iconografico da cui gli artisti partono per parlare di altri concetti e soprattutto di altri luoghi bresciani che parlano di memoria. Per esempio, la facciata del vecchio quartiere delle pescherie inglobata nel palazzo delle Poste, simbolo della resistenza negli anni Venti (la si vede negli scatti di Riolzi);la lacerazione nella parete del salone Vanvitelliano in Loggia;e poi tutto il percorso che porta dalla stele fin su in Castello, seguendo il memoriale per le vittime del terrorismo. Su questo ha puntato il suo obiettivo Introini, che ha intitolato il lavoro «Sacro monte laico», immortalando una sorta di via crucis con più di 400 stazioni.

La stele

Riproduzione in scala originale di documento appartenente al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma -- Collezione MAXXI Architettura, Fondo Carlo Scarpa, conservato presso l'archivio di Stato di Treviso
Riproduzione in scala originale di documento appartenente al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma -- Collezione MAXXI Architettura, Fondo Carlo Scarpa, conservato presso l'archivio di Stato di Treviso

In mostra non ci sono solo le fotografie. Una sezione curata da Valentina Butterini e Marco Frusca è dedicata agli schizzi di Scarpa provenienti dalla collezione del Maxxi di Roma. «Inizialmente, nel 1974, si pensò a un concorso – racconta Manlio Milani, presidente di Casa della memoria – ma si preferì affidare il memoriale a un grande interprete. Fu l’assessore Luigi Bazoli, che perse la moglie sotto la bomba, a deciderlo, destando polemiche. La stele era un’esigenza sentita dalla popolazione:la risposta alla strage fu una partecipazione altissima. Io stesso fui critico, ma alla fine fu la scelta migliore». Scarpa, secondo Milani, lavorò con serietà:«Basti pensare alla modifica più significativa che fece rispetto al progetto:eliminò l’oro previsto nella colonna sbrecciata. Distraeva e dava idea di fissità. Ma la memoria non è fissa: deve essere un rapporto di continuità tra il fatto e la storia».

La fatica crea la memoria

  • Gli schizzi preparatori di Marco Introini
    Gli schizzi preparatori di Marco Introini - © www.giornaledibrescia.it
  • Gli schizzi preparatori di Marco Introini
    Gli schizzi preparatori di Marco Introini - © www.giornaledibrescia.it
  • Gli schizzi preparatori di Marco Introini
    Gli schizzi preparatori di Marco Introini - © www.giornaledibrescia.it
  • Gli schizzi preparatori di Marco Introini
    Gli schizzi preparatori di Marco Introini - © www.giornaledibrescia.it
  • Gli schizzi preparatori di Marco Introini
    Gli schizzi preparatori di Marco Introini - © www.giornaledibrescia.it

Uno dei tre lavori – quello di Introini – è dedicato al memoriale per le vittime del terrorismo, che allarga lo sguardo da Brescia all’Italia intera. Senza persone, al mattino presto, per fare sì che lo sguardo non si distragga: così il fotografo documentarista milanese ha fotografato il percorso che dalla stele di Scarpa si inerpica fino al Cidneo. «Ho fatto un sopralluogo segnando tutti i luoghi indicati sulle formelle – ci racconta –. Erano tantissimi e già quello schizzo aveva una carica emotiva molto forte. Leggere tutti i nomi rende l’esperienza ancora più potente».

Le sue foto sono tutte in bianco e nero e partono da piazza Loggia. «Il percorso è come un sacro monte laico che sale verso l’alto. Lo si percorre con fatica, ma è proprio attraverso la fatica che si crea la memoria. Quando si arriva in cima, la città si allarga, la luce aumenta, il cielo si apre e lo sguardo si rilassa. La stele di Scarpa? Dialoga in maniera molto forte tanto con la breccia nella colonna quanto con il paesaggio circostante».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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