Al Mita c’è una grande mostra di tappeti transilvani
Transilvania, «terra oltre la foresta». Ma anche terra di tappeti, come dimostra la nuova esposizione ospitata dal Mita, il Museo del tappeto e centro culturale di Brescia gestito da Fondazione Tassara che conserva la grande collezione Zaleski. In via privata de Vitalis, dietro la stazione, è stata inaugurata la mostra «Turchi di Transilvania»: sarà visibile al pubblico fino al 10 novembre negli orari di apertura del museo, ovvero il giovedì dalle 16 alle 20 e il sabato e la domenica dalle 14.30 alle 19.30.
La mostra
Curata da Giovanni Valagussa, presenta trentasei tappeti a preghiera detti «transilvani», appesi alle pareti e illuminati in maniera da esaltarne le caratteristiche, le trame e i pattern decorativi. Non si tratta però di creazioni romene, anche se il nome richiama questa regione: sono piuttosto filati anatolici di cui la Romania, e in particolare la Transilvania, è ricchissima. Nelle chiese del Paese, infatti, restano numerosissime testimonianze di questi tappeti, e come spiega l’esperto Stefano Ionescu – che ha tenuto una lectio magistralis a margine della vernice il 24 ottobre – la Fondazione Tassara ne ha la collezione più ricca a livello mondiale. Ionescu è «il più grande conoscitore dei tappeti transilvani: è originario di quei luoghi, vive a Roma e ha dedicato allo studio di questi tessili antichi la sua vita professionale. Prima dei suoi studi molti tappeti e molte chiese erano sconosciuti al pubblico, seppur di appassionati», dichiara Valagussa.
La mostra, ha detto il presidente di Fondazione Tassara Flavio Pasotti durante la presentazione al pubblico, è la sintesi di esposizioni più piccole proposte al pubblico durante l’ultimo biennio. Alcuni tappeti, per esempio, erano stati esposti nel ridotto del Teatro Grande; alcuni in Castello; altri più recentemente a San Salvatore di Capo di Ponte. L’idea, dice, «era concludere qui al Mita l’esposizione di uno straordinario pezzo di collezione sui tappeti transilvani, che racchiudono moltissime cose: arte, storia e narrazione. In aggiunta abbiamo deciso di esporre cinque chicche: su richiesta di Hélène de Prittwitz Zaleski, in dialogo con i tappeti a preghiera ci sono delle icone».
Tappeti a preghiera
«Questa terza mostra del Mita», spiega Valagussa, «nasce da un libro di Ionescu, “The Transylvanian Heritage. Ottoman Carpets 1450 to 1750. A new Perspective”, un grosso volume che è la summa dei suoi studi. Abbiamo allestito i tappeti transilvani in modo che parlino al pubblico dicendo qualcosa di nuovo, di aggiuntivo. La loro principale caratteristica sta nel nome: sono tappeti anatolici che stavano nelle chiese transilvane e che prendono il nome dal luogo in cui stavano. Per questo abbiamo cercato di ricreare un’atmosfera “di chiesa”, che fosse scenografica senza ricalcare tanto l’edificio, quanto le emozioni che si provano in quello spazio. La luce vuole invece restituire l’idea della qualità di questi tappeti. Che sono codificati: hanno sempre una nicchia centrale rossa o a colonne, per esempio, o una doppia nicchia. Tutti sono luminosi, in lana e qualitativamente impeccabili». La forma principale è quella a preghiera, ovvero di piccole dimensioni: venivano usati nelle chiese proprio a scopo spirituale, dai credenti di confessione cristiana protestante. Ma non a terra: sulle pareti, come ornamento.
«A essere straordinario in Transilvania è proprio il numero di tappeti nelle chiese», dice Ionescu.«Il fenomeno non è semplice: ho iniziato a studiarlo perché da ingegnere trovavo improbabili gli studi esistenti. Non si dava una spiegazione univoca o verosimile a questa altissima presenza di tappeti».
Concerti e incontri
La mostra è il primo appuntamento della stagione autunnale e invernale del Mita. Il secondo sarà natalizio e sarà un mix tra arte contemporanea e tappeti antichi.
A corredo di «Turchi di Transilvania» c’è anche un calendario di concerti, «Voices-Hybritude». Informazioni su fondazionetassara.it.
Il 27 ottobre alle 15.30 e alle 17.30 è previsto un «Pomeriggio con il curatore», visita guidata con Valagussa.
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