Cultura

Anton Dolin: «È una catastrofe morale: la Russia non esiste più»

Il critico cinematografico sull’arte che ama: «I film non esistono senza pubblico e senza realtà»
Il critico cinematografico russo  Anton Dolin, oggi a Brescia,  ha dovuto lasciare il suo Paese
Il critico cinematografico russo Anton Dolin, oggi a Brescia, ha dovuto lasciare il suo Paese
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«La guerra distruggerà Putin». Anton Dolin lo dichiarò lo scorso 6 marzo, dodici giorni dopo l’ingresso dei carri armati russi in Ucraina, nel lasciare Mosca per rifugiarsi insieme alla sua famiglia a Riga, in Lettonia. Lo ha confermato a Brescia, città in cui oggi interviene per parlare della violazione dei principi democratici e dei diritti umani in Russia.

Critico cinematografico

«Sono un critico cinematografico, non un esperto di guerra - afferma subito -. Tuttavia, penso che nessuno possa vincere una guerra dichiarata contro tutto il mondo. Impossibile. Dunque, la fine di Putin è inevitabile. Quando? Difficile dirlo. Chi ci sarà dopo di lui? Altrettanto difficile prevederlo per un paese, come la Russia, che si trova nel complicato pasticcio di chi si è annesso territori ucraini. Dunque, terre che sono state dichiarate russe e, che ora, sono di nuovo ucraine. Qualsiasi cosa accada, di certo alla fine della guerra la Russia sarà un altro Paese, con altri confini e, quindi, dovrà avere anche un altro presidente. Intanto, gli ucraini stanno vivendo l’inferno: non devo essere io, che sono russo, a dire se è giusto o meglio che l’Occidente li aiuti con le armi. Credo, però, che l’Unione europea si stia muovendo nel miglior modo possibile in una situazione complessa e imprevedibile».

La cultura

Anton Dolin, critico cinematografico in grado di «muovere» centinaia di persone a vedere un film con lui per poi sentirne la sua recensione, è stato caporedattore della rivista «Iskusstvo Kino» (L’Arte del Cinema), ha lavorato per Radio Eco di Mosca, una delle ultime emittenti libere e ora scrive per Meduza, il giornale online degli oppositori russi a Riga, la capitale lettone. È fuggito perché, dopo aver postato sul suo canale Youtube un video contro la guerra assieme a produttori e registi del calibro di Kantemir Balagov e Andrei Zvjagincev, ha trovato dipinta sulla porta di casa una «Z» bianca, la stessa lettera disegnata sui carri armati dell’esercito russo.

«Un’ovvia minaccia a me e alla mia famiglia. Me ne sono andato perché la vita che avevamo prima era finita. Gli spazi di libertà erano ormai troppo angusti: o lavoravamo dentro certi schemi, proiettando solo film storici, oppure rischiavamo la nostra incolumità. La mia, quella della mia famiglia e dei miei collaboratori. Molti di loro continuano a scrivere per Meduza, ma sotto pseudonimo - racconta Dolin -. Sapete, ci sono forme d’arte, come la scrittura o la musica, che possono anche non essere condivise. Il cinema no: richiede un pubblico e se ti confronti con le persone è inevitabile affrontare temi sociali e politici, ovvero parlare di quello che accade nella realtà».

Il regime

Dolin, al suo fianco la moglie Natasha, è testimone di quanto sia difficile opporsi al regime. «Nessuno sa cosa sia oggi la Russia. Nessuno sa se il popolo russo sostiene Putin. Lo stesso Putin non è in grado di sapere quale consenso ha nel suo Paese, perché quello che ha avuto non è mai stato libero. Molti chiedono ai russi perché non si ribellano, ma la rivolta è possibile nelle democrazie. Nelle dittature no, perché la risposta è la repressione». In Russia ora il buio è assoluto. Dolin sogna di tornare. Lo farà a due condizioni: «Innanzitutto, la sicurezza che ora non ho perché sono stato qualificato come agente straniero, ovvero persona che riceve denaro da altri Paesi per danneggiare il suo. Poi, il lavoro che è fatto di confronto, di apertura internazionale, di riflessione, di sguardo verso il futuro. Quando ci saranno queste condizioni, torneremo a casa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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