Andy Warhol e il sacro, un rapporto intenso e quasi sconosciuto

Josè Carlos Diaz, Chief Curator all'Andy Warhol Museum di Pittsburgh, parla di un aspetto inedito dell’artista americano
Una delle variazioni di Andy Warhol su «L’ultima cena» di Leonardo
Una delle variazioni di Andy Warhol su «L’ultima cena» di Leonardo

Di fronte al mondo intero recitò un copione fatto di apparenza, ossessione per la fama e glamour; la sua Factory radunò un entourage di personaggi che fecero di provocazione e vite al limite un marchio di fabbrica; delineò un ritratto smaccato dell’America del boom economico portando all’ennesima potenza i concetti di consumismo, voyerismo e capitalismo.

Eppure il padre della Pop art statunitense Andy Warhol fu anche un uomo religioso, teneva un libro di preghiere e un crocifisso accanto al letto, immagini sacre alle pareti. John Richardson - già amico e biografo di Pablo Picasso - durante il funerale dell’artista parlò di «un aspetto che Andy nascondeva a tutti tranne che agli amici stretti: non perse l’abitudine di andare a messa, frequentò la chiesa St. Vincent Ferrer più volte alla settimana fino a poco prima di morire, finanziò la formazione di suo nipote al sacerdozio, aiutava in una mensa per poveri e senzatetto».

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