«A scuola di razza»: il fascismo e quel professore espulso dall’Arnaldo

All’Archivio di Stato inaugura una mostra che rievoca la storia di Dario Riso Levi, rifugiato e partigiano poi in Valcamonica
Un particolare della locandina della mostra A scuola di razza
Un particolare della locandina della mostra A scuola di razza

Negli anni bui del fascismo l’esaltazione della violenza inquina ogni aspetto della vita civile, anche la scuola: al Liceo Classico Arnaldo, nella relazione finale dell’anno scolastico 1924-25 il preside Salsotto istituisce un «termometro del Partito» per misurare giornalmente il livello di patriottismo in base alle donazioni degli studenti al Prestito del Littorio e dichiara di aver curato personalmente la propaganda nelle classi.

Alcuni anni più tardi, dopo l’infame alleanza con il nazismo, diventa obbligatorio leggere in classe articoli di giornali tedeschi sulla «grandezza dell’Età Mussoliniana» e i discorsi del Duce diventano argomento di prove di traduzione in latino. Non va meglio con lo sport e il tempo libero, da permeare di «spirito fascista»; annualmente c’era il viaggio di studio a Roma, ma nel 1938 il preside lo descrive come «un’esperienza che non avrebbero mai scordato», perché si assiste alla visita del «Führer Germanico».

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