Benedetta Santini: «Ogni giorno un caffè corretto filosofia»

Questa intervista è parte del progetto «Interviste allo specchio», condiviso con L’Eco di Bergamo e nato in occasione del 2023, l’anno che vede i due capoluoghi uniti come Capitale della Cultura 2023. Ogni domenica i due quotidiani propongono l’intervista a due personaggi autorevoli del mondo culturale (nell’accezione più ampia), uno bresciano e uno bergamasco, realizzate da giornalisti delle due testate. Di seguito trovate l’intervista al personaggio bresciano. Per scoprire il contenuto dell’intervista all’omologo bergamasco invece, vi rinviamo a L'Eco di Bergamo.
In principio spiegava Socrate ai bambini nel suo laboratorio alle elementari. Ora, grazie al profilo social «Filosofia e caffeina», ad ascoltarla ci sono più di 300mila follower. Benedetta Santini, 31 anni, ha ormai successo lungo tutto lo Stivale. Il segreto? Una straordinaria capacità divulgativa, un sorriso contagioso e soprattutto una filosofia riportata nel concreto della vita.
Nata nella terra del grande Emanuele Severino, per il quale aveva grande ammirazione, Benedetta riesce con grande naturalezza a portare la filosofia fuori dalle aule dei licei e dell’accademia, compiendo un’operazione unica nel suo genere.
Ti aspettavi questo successo con la filosofia su mezzi come TikTok e Instagram?
È stata una sorpresa anche per me. Per lo più si ritiene che la filosofia sia una cosa astratta e che non serva a niente, quando in realtà è fondamentale nella vita delle persone. Una volta che la si conosce, però, si capisce anche di averne bisogno.
Come hai iniziato a fare i video?
Era il febbraio del 2020, eravamo chiusi in casa per la pandemia. Tutti si sono dati alla creatività e io ho cominciato a pubblicare su YouTube. Pensavo che nessuno li avrebbe visti. «Datti alle ripetizioni, alla didattica», mi dicevano. Ma io sono andata avanti ugualmente, con i miei video che mescolano filosofia e psicologia. Due discipline che per me sono inseparabili, unite da sempre. Oggi si sta cercando di farle tornare insieme anche nell’insegnamento: a Perugia esiste un corso di laurea che le abbraccia entrambe.
Così è nato «Filosofia e caffeina». Ma il caffè che cosa c’entra?
La filosofia è il caffè che ci aiuta a tenere sveglia la ragione. Il suo sonno, si sa, genera mostri.
Quali sono le fasce di età che si risvegliano più volentieri con il tuo caffè?
Si potrebbe pensare che siano solo i giovani. Ma oggi i social sono utilizzati da tutti. Anzi, le analitiche di Instagram mostrano che la maggior parte dei miei follower ha tra i 40 e i 45 anni.
Come te lo spieghi?
Diciamo che a quell’età le persone si trovano spesso in un momento cruciale della vita: magari devono assistere genitori anziani, oppure li hanno persi da poco. Ci si rende conto di non essere immortali e la ricerca di un senso diventa più urgente. Ci si chiede: la mia vita mi rispecchia? Oppure è il momento di cambiare radicalmente strada?
Caffè dopo caffè è nato un libro, «Platone c’ho l’ansia», edito da Mondadori. Come hai scelto gli otto filosofi di cui ci parli?
Si va da Talete a Nietzsche. Il filo conduttore è nella parola «atopos», che significa «fuori luogo», anzi «senza un luogo». Quando esploriamo la nostra unicità come persone ci sentiamo molto soli e fuori dal mondo. Ho scelto gli otto filosofi che vado a cercare quando mi sento in questo modo. Racconto le loro vite, osservo le scelte che hanno fatto anche con le lenti della psicologia. E analizzo come noi possiamo ricreare un percorso simile al loro. I filosofi non sono distanti da noi, anche se magari sono vissuti in epoche lontane.
Dal libro è nato a sua volta lo spettacolo teatrale. A maggio in quattrocento ti hanno applaudita all’auditorium San Barnaba...
È stata un’esperienza unica, magica, che ho vissuto con Daniele Squassina e Daniela Savoldi, attore e musicista di grande valore. Per l’occasione ho riadattato il testo concentrandomi su Seneca, Schopenhauer e Nietzsche. E il fine era benefico: aiutare il progetto Raricomefranci per la lotta contro le malattie rare. Vorrei tornare presto in scena. Oggi, ogni volta che vedo un teatro da fuori, penso: che bello sarebbe portare la filosofia anche qui.
A questo link l'inervista realizzata dall'Eco di Bergamo.
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