Vescovo Tremolada: «L’AI è utile, ma non diventiamone schiavi»
«L’intelligenza artificiale è, e deve rimanere, uno strumento nelle mani dell’uomo». Papa Francesco non si stanca di sottolinearlo e continua a ribadirlo. L’intelligenza artificiale, con i suoi pregi ma anche con gli indubbi pericoli, è stata al centro del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dello scorso gennaio: «Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana» è stato il titolo della riflessione di Bergoglio.
L’appuntamento con il vescovo
Tema che è stato ripreso dal vescovo Pierantonio Tremolada durante l’incontro con oltre cento studenti degli ultimi anni delle scuole superiori; appuntamento che si è inserito nel percorso di studio e formazione organizzato dall’Opera per l’educazione cristiana, e che quest’anno ha, appunto, come filo conduttore «Sfide e orizzonti dell’intelligenza artificiale».
La questione
Il tema riguarda ormai la vita di tutti noi, a volte neppure ce ne rendiamo conto. Ed è proprio qui che sta il nocciolo della questione. «L’intelligenza artificiale è qualcosa che punta a sostituire l’uomo o serve invece a stimolarci per migliorare?», così Pierpaolo Camadini, presidente dell’Opera per l’educazione cristiana, in apertura dell’incontro di ieri all’Istituto Paolo VI di Concesio. E ancora, ha proseguito: «Sicuramente l’IA va compresa e governata, per non rischiare di rimanere schiavi della tecnica».
Un argomento impegnativo e affascinante, come ha sottolineato Michele Bonetti, vicepresidente dell’Opec e referente per il corso, «fondamentale una chiave di lettura sapienziale per riflettere sul tema». Chiave di lettura che è stata ampiamente illustrata dal pastore della Chiesa bresciana; presenza fissa agli annuali corsi organizzati dall’Opec.
Il cuore
La riflessione del vescovo è partita da una lettura biblica del cuore, «centro della vita dell’uomo, la sua funzione è sentire tutto ciò che tocca la persona; sia sul fronte prettamente fisico di salute ed energia, sia su quello dei sentimenti e delle relazioni». Il cuore, ha proseguito mons. Tremolada, «ha bisogno di sapienza, questo attinge alla dimensione spirituale. Fondamento della sapienza è il timore di Dio, che non significa ovviamente aver paura di Dio, ma piuttosto percepirne la sua infinita grandezza e bontà».
La sapienza è direttamente collegata alla nostra intelligenza, «la capacità di leggerci dentro»; «nell’intelligenza artificiale non c’è la sapienza umana, anche per questo non dovremmo chiamarla intelligenza».
Un tema questo, sottolineato anche da papa Francesco: «L’utilizzo stesso della parola intelligenza è fuorviante. Le macchine possiedono certamente una capacità smisuratamente maggiore rispetto all’uomo di memorizzare i dati e di correlarli tra loro, ma spetta all’uomo e solo a lui decodificarne il senso. Non si tratta quindi di esigere dalle macchine che sembrino umane».
Algoritmo
Il sapiente, ha spiegato il vescovo Tremolada, «è una persona saggia che ha imparato dalle esperienze della vita; vita che chiede responsabilità e questo attiene alla nostra dimensione etica che passa anche dalla relazione con Dio, perché l’uomo è un essere spirituale». Il sapiente, ha continuato, «è colui che sa vivere, lo si può dire di un robot? Di una macchina? Ovviamente la risposta è no».
L’intelligenza artificiale è uno strumento indubbiamente utile, ma «non dobbiamo diventarne schiavi, c’è il rischio di essere condizionati dagli algoritmi, ma deve sempre prevalere il nostro essere uomini intelligenti e sapienti». Come ha detto papa Bergoglio: «Spetta all’uomo decidere se diventare cibo per gli algoritmi oppure nutrire di libertà il proprio cuore, senza il quale non si cresce nella sapienza».
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