Carità e comunità sono le chiavi per affrontare le nuove sfide di un presente caratterizzato, nel Bresciano ma non solo, da un incipiente povertà, anche di carattere culturale. Di questo hanno ragionato le 200 persone che hanno partecipato all’incontro delle Caritas parrocchiali, ospitato all’istituto San Bernardino dei Salesiani di Chiari.
Il percorso
«Insieme, in poche parole povere» è il titolo scelto per l’appuntamento, nuova tappa del percorso «50perTRE» partito a Concesio nel 2021, in occasione del 50esimo della Caritas italiana.
Come spiegato da don Maurizio Rinaldi, direttore della Caritas diocesana di Brescia, «da sempre la prevalente funzione pedagogica, l’opzione preferenziale per i poveri, si esprime nella laboriosità degli animatori di carità, che rende le comunità soggetto di carità. La densità dei significati di queste poche parole ci conduce al bordo di un sogno, quello di una civiltà dell’amore».

Durante la giornata, i partecipanti hanno cercato di mettere a fuoco nuovamente - di fronte a quella è che stata definita «una strisciante povertà culturale» - la centralità di parole come carità e comunità, che necessitano di «essere riscoperte nel loro significato nascosto, profondo, per poter essere assunte - ha aggiunto - in tutta la loro verità e forza e generare nuova vita. In questa prospettiva, il nostro incontro propone la via del risignificare e del cercare insieme ciò che è essenziale della carità».
La missione
Un obiettivo non banale, quello della Caritas bresciana, declinato nell’incontro di Chiari in diverse formule: dal racconto delle esperienze in corso sul territorio al recupero della chiave profetica e sapienziale nel vivere e nell’operare quotidiani.
A chiudere l’appuntamento le parole del vescovo, monsignor Pierantonio Tremolada: «Fate qualcosa - ha detto il vescovo ai volontari Caritas -, qualcosa di bello e di grande. Dire a qualcuno "io sono qui per te, anche se nessuno ti guarda o ti nota" è il senso più pieno della carità. La condizione di ogni persona in questo mondo non è il suo destino. La sua dignità di persona è il bene più prezioso, il destino più grande. L’agire quotidiano della Caritas è sicuramente un aiuto, pratico e solidale, ma è prima di tutto un piccolo segno di qualcosa di più grande e pieno che attende ognuno di noi».
La chiusura di Tremolada, a cui è stato consegnato un libro scolpito nel legno con la scritta «Insieme, in poche parole povere», è stata affidata quasi a un’esortazione, quella a «lasciarsi ammaestrare dalla Parola di Dio, che parla di questa vita transitoria ma partendo da quello che verrà dopo, la Gerusalemme del Cielo. La carità, questa capacità di amore che dimostriamo in questa vita, è anticipazione dell’amore del Cristo, che è vita, e che sarà amore definitivo».



