Trump non cede sulla Groenlandia: Svezia, Germania e Francia inviano soldati

«Inaccettabile». Per Donald Trump non ci sono alternative al controllo degli Stati Uniti sulla Groenlandia ma per Copenaghen e Nuuk la conquista dell'isola è una linea rossa che non può essere oltrepassata. Il vertice a Washington tra la delegazione di alto livello americana e quelle danese e groenlandese, se pur «franco e costruttivo», non è riuscito ad avvicinare le posizioni.
E l'Europa si mobilita con Germania, Francia, Norvegia e Svezia che hanno annunciato l'invio di soldati per una missione di ricognizione, su richiesta di Copenaghen pronta a sua volta a rafforzare la propria presenza militare sull'isola. Per il commander-in-chief, che da mesi sottolinea il rischio che il territorio autonomo nell'Artico finisca nelle mani di Russia e Cina, è una questione di sicurezza. Ma anche di risorse naturali, petrolio e terre rare, di cui la Groenlandia è ricca.
Which way, Greenland man? https://t.co/G0NnJdZRJK pic.twitter.com/TLmOwst6M6
— The White House (@WhiteHouse) January 14, 2026
Secondo una stima di accademici ed ex funzionari gli Stati Uniti potrebbero pagare fino a 700 miliardi di dollari per annetterla, la metà del bilancio annuale del Pentagono. Per il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, il controllo dell'isola da parte di Trump è «assolutamente non necessario». Il ministro ha detto che il suo governo è «pronto e disponibile» ad impegnarsi per aumentare la sicurezza nell'Artico e che continuerà a parlare con Washington nelle prossime settimane attraverso un gruppo di lavoro di alto livello ma ha anche ammesso che, durante l'incontro all'Eisenhower Building, lui e la collega groenlandese Vivian Motzfeldt non sono riusciti a far cambiare idea al tycoon.
Distanza
«È chiaro che il presidente americano ha questo desiderio di conquistare la Groenlandia e noi abbiamo chiarito in modo inequivocabile che ciò non è nel nostro interesse». Un concetto ribadito anche da Motzfedt che, nella lingua della sua gente, ha affermato senza giri di parole che la Groenlandia «non vuole essere conquistata dagli Stati Uniti». In queste ore la Danimarca ha annunciato che «rafforzerà» la sua presenza militare in Groenlandia e che si concentrerà su una maggiore presenza della Nato nell'Artico. Forse una risposta alle critiche degli Stati Uniti sui suoi investimenti nella difesa nel territorio. Su richiesta di Copenhagen, poi, anche la Svezia contribuirà con l'invio di personale militare.
Denmark’s foreign minister Lars Løkke Rasmussen made clear that Denmark and Greenland firmly reject the Trump Administration’s continued efforts to control the semiautonomous islandhttps://t.co/awtklIWed9
— TIME (@TIME) January 14, 2026
«Alcuni ufficiali delle forze armate svedesi stanno arrivando oggi in Groenlandia per preparare i prossimi passi nell'ambito dell'esercitazione danese 'Operation Arctic Endurance'», ha annunciato su X il primo ministro Ulf Kristersson. E già questa settimana sull'isola dell'Artico potrebbero arrivare anche i primi soldati dalla Germania. Secondo la Bild una prima pattuglia di ricognizione potrebbe partire a stretto giro. Anche Parigi ha detto di essere pronta a partecipare alla missione. Mentre la situazione nell'Artico assume i contorni di un confronto tra Europa e Stati Uniti, The Donald continua la sua campagna espansionistica sui social.
«Bisogno»
«Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale», ha ribadito su Truth. «La Nato diventerà più forte ed efficace con la Groenlandia nelle mani degli Usa», ha aggiunto il tycoon forse per correggere parzialmente il tiro della dichiarazione rilasciata in una lunga intervista al New York Times nella quale si era detto pronto a scegliere tra l'annessione dell'isola e l'unità dell'Alleanza Atlantica. In quel colloquio il presidente americano era arrivato a dire che il controllo della Groenlandia è «psicologicamente importante» per lui.
«La Nato dovrebbe aprirci la strada per ottenerla. Se non lo facciamo noi, lo faranno la Russia o la Cina, e questo non può accadere!», ha insistito il commander-in-chief sostenendo che l'operazione è «fondamentale» per il Golden Dome, il mega progetto di difesa anti missili americano. Un'allerta condivisa anche dall'amministrazione di Joe Biden che creò un ufficio apposito, al Pentagono: the Arctic and Global Resilience Policy Office.
Nel 2024 l'organismo ha elaborato una strategia per l'area nella quale si sottolineava la necessità per Washington di aumentare le capacità di difesa nell'Artico, ampliare la collaborazione con gli alleati in materia di sicurezza e rafforzare la prontezza per le operazioni militari. L'ufficio è stato poi chiuso dall'amministrazione Trump che, evidentemente, ha altri progetti.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
