Cronaca

Truffa dei rilevatori di gas: oltre mille anziani raggirati

In manette un 30enne gardesano cui sono stati sequestrati 2,8 milioni di euro: un dispositivo comprato a 16 euro rivenduto anche a 9mila
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Smaschera truffa dei rilevatori di gas
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Ad un anziano sono riusciti a far pagare 9mila euro un rilevatore che loro avevano comprato online per meno di 16. Ad un altro, già costretto a pagare tre volte lo stesso strumento simulando un mal funzionamento del Pos, si sono ripresentati a distanza di 24 ore, spiegando che incomprensibilmente la transazione non era stata registrata e aprendo, nel conto della vittima, una voragine da oltre 1.600 euro.

Sono solo alcune delle situazioni che la Guardia di Finanza della Tenenza di Salò ha accertato nell’ambito dell’indagine su un’associazione a delinquere finalizzata alle truffe agli anziani che aveva appositamente costituito nove società intestate a prestanome. L’inchiesta ha portato all’arresto di un 30enne gardesano, ritenuto il capo del gruppo, e al sequestro di 2,8 milioni.

Chiuso il cerchio

All’alba di ieri le Fiamme Gialle hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Andrea Guerrerio, chiesta e ottenuta dal sostituto procuratore Chiara Bonfadini che ha ricostruito l’attività del gruppo criminale attraverso le 208 denunce presentate, in sette diverse regioni del nord (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Veneto, Trentino Alto Adige e Liguria) da parte di anziani truffati nei confronti dei soggetti che avevano venduto loro, spacciandoli per obbligatori, rilevatori di gas da pochi euro, chiedendo però cifre che hanno anche superato i mille euro.

Esaminando la documentazione bancaria delle diverse società costituite per dare corpo alla truffa però la Finanza ha scoperto che le vittime delle frodi sono state oltre mille. Anziani o persone fragili che non si sono ancora rese conto di essere incappate in un raggiro o che, per paura o per vergogna, hanno scelto di non denunciare.

Il capo aveva costituito anche una fitta rete di venditori porta a porta che lavoravano a provvigione e a cui indicava le zone da colpire prenotando per loro anche notti in albergo.

Le accuse

Nell’ordinanza, il giudice scrive che l’associazione era volta «alla commissione di una serie indeterminata di delitti: truffa, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia». Il gruppo infatti, secondo chi ha indagato, si tutelava facendo registrare alle vittime «video in cui li inducevano a dichiarare di non aver subìto raggiri e/o altre forme di pressione».

Nel complesso sono 49 le persone indagate a vario titolo. Gli enormi proventi dell’attività illecita venivano reinvestiti all’estero ma anche utilizzati per viaggi e alberghi di lusso, auto sportive, l’acquisizione di attività commerciali e partecipazioni aziendali oltre che per mettersi in casa borse e capi firmati, gioielli e orologi di valore.

Già lo scorso gennaio il gruppo era stato oggetto di una perquisizione ma neppure sapere di essere indagati li aveva fermati: hanno continuato a colpire.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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