Truffate 1.200 donne con finti contratti obbligatori: 95 sono bresciane
Ci sono anche 95 donne anziane sole che vivono in provincia di Brescia tra le oltre mille che sono finite nel mirino di un'organizzazione criminale, capace di sottrarre milioni di euro a chi è più vulnerabile. L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova e condotta dai militari della Guardia di Finanza, ha portato alla luce un sistema di estorsioni e truffe che conta oltre 1.200 vittime in tutta Italia. All'alba di oggi, oltre 70 finanzieri hanno dato esecuzione a cinque misure cautelari personali, tra cui un arresto in carcere e due domiciliari con braccialetto elettronico, disponendo contestualmente il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro.
Il meccanismo
Il meccanismo della truffa era tanto semplice quanto crudele e faceva leva sulla fragilità psicologica delle vittime prescelte. Gli indagati, tutti di nazionalità italiana, operavano attraverso una società di vendite porta a porta con sede operativa nell'hinterland padovano, ma attiva su scala nazionale grazie a elenchi nominativi acquistati da altre imprese del settore. I venditori si presentavano presso le abitazioni di anziane sole e casalinghe, convincendole con grande abilità persuasiva di essere obbligate, in virtù di vecchi contratti stipulati anni prima, ad acquistare nuovi articoli casalinghi come set di pentole, materassi, ferri da stiro o dispositivi medici. Prodotti di scarso valore venivano così venduti a prezzi esorbitanti, oscillanti tra i 5.000 e i 7.000 euro, costringendo spesso le donne, che vivevano con la pensione minima, ad accendere pesanti finanziamenti con società di credito al consumo.
Qualora le vittime manifestassero resistenze o accennassero a un rifiuto, i venditori non esitavano a passare alle manacce, paventando imminenti vie legali o inscenando finte telefonate con sedicenti responsabili aziendali per aumentare la pressione psicologica. In alcuni casi eclatanti, i malviventi tornavano a distanza di mesi dalle stesse vittime per imporre ulteriori acquisti, rimodulando i finanziamenti in corso e allungandone la durata per anni. È il caso di una donna che, in soli tre anni, è stata costretta a sborsare 22.000 euro per merce non necessaria, oltre a interessi passivi che l'avrebbero impegnata fino al 2030.
Sul territorio
L'indagine della Guardia di Finanza è scaturita da un'attenta osservazione del territorio padovano, dove i militari avevano notato uno stile di vita decisamente sfarzoso condotto da alcuni dei principali indagati. Nonostante dichiarazioni dei redditi modeste, i membri dell'organizzazione frequentavano abitualmente i locali più esclusivi della movida, spostandosi a bordo di auto di lusso a noleggio. Le successive verifiche hanno confermato l'enorme sproporzione tra il tenore di vita, fatto di vacanze da sogno e shopping nelle grandi maison di alta moda, e i guadagni leciti, svelando infine la rete di truffe che alimentava tale ricchezza. Le Fiamme gialle stanno ora procedendo al sequestro di immobili, conti correnti, gioielli e orologi di pregio per recuperare il profitto illecito, mentre gli indagati restano in attesa di giudizio, ferma restando la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
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