Cronaca

Tanti anziani e pochi fondi, Bertolaso: «Agire o il sistema va in tilt»

L’assessore al Welfare: «Prevenire abbassando la cronicità è l’unica via, in arrivo la rete lombarda della longevità»
Buone pratiche essenziali per invecchiare bene
Buone pratiche essenziali per invecchiare bene
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A Guido Bertolaso piacciono gli aneddoti. E ieri – al Museo Mille Miglia, dove i seniores di Forza Italia hanno organizzato il convegno «Da 9 a 99» per parlare di formazione, lavoro, alimentazione e salute – l’assessore regionale al Welfare ha introdotto il tema della longevità così: «Giocando a golf, poco tempo fa ho scoperto di essere io stesso in una nuova categoria: i masters. Sono anche io un post-seniores e siamo sempre di più. Per questo è importante prendersi cura di sé ben prima: bisogna anticipare».

Assessore, lei ha più volte detto che si devono «intercettare i 40-50-60enni». Sembra una mission impossible...

No, è la missione obbligata. La piramide demografica si è rovesciata: avremo duecento anziani ogni cento bambini entro la fine del decennio. È un equilibrio che non può reggere aumentando semplicemente la spesa sanitaria. Se non lavoriamo oggi su chi sta bene, domani il sistema esploderà.

In che modo si lavora su «chi sta bene»?

In questa regione abbiamo un piano socio-sanitario che ha tra i suoi pilastri fondamentali la prevenzione, e il Governo sta cercando di replicarlo a livello nazionale, soprattutto per quello che riguarda la tematica dell’invecchiamento sano. Sugli anziani poniamo un’attenzione particolare, perché oggi sono ancora una forza importante di grande sostegno alle famiglie.

Però per fare prevenzione servono i medici di famiglia e lì i numeri non sono confortanti. Cosa si sta facendo?

Il «disamoramento» verso la medicina generale è uno dei problemi principali della nostra sanità. Non possiamo pensare alla prevenzione senza una medicina territoriale forte. La vocazione verso il ruolo di medico di medicina generale è in calo e per ribaltare la situazione occorre motivare i giovani. Bisogna iniziare dalla formazione, che deve diventare al pari di qualsiasi altra branca della medicina, ovvero una specialità universitaria, mentre ora i medici di medicina generale frequentano un corso triennale di formazione gestito a livello regionale.

Da sinistra Toffoli, Rivetta, Bertolaso, Tironi e Ferretti - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Toffoli, Rivetta, Bertolaso, Tironi e Ferretti - © www.giornaledibrescia.it

Guardando agli screening: solo metà dei cittadini ne usufruisce. Cosa non funziona?

Se non aumentiamo l’adesione allo screening, la cronicità ci travolgerà. Noi stiamo semplificando tutto: burocrazia, accesso, luoghi, orari ma serve gioco di squadra. Il ragionamento sugli stili di vita e sulle attività di prevenzione deve essere diffuso, perché solo attraverso la condivisione si possono ottenere risultati, anche in tempi brevi. Promuovere la longevità sana significa superare l’idea che la salute sia solo un bene individuale. È un patto di corresponsabilità tra cittadini e istituzioni, un nuovo welfare fondato su conoscenza, prevenzione e partecipazione.

Lei ha detto che «è difficile sostenere ulteriori finanziamenti per la longevità». Tradotto: ci saranno più persone anziane, ma non più fondi per prendersene cura?

Dobbiamo usare meglio quelli che abbiamo. Se riduciamo la cronicità, liberiamo risorse. Se non lo facciamo, nessun governo potrà stanziare fondi sufficienti.

Oggi ha presentato la «rete della longevità»: cos’è e, in concreto, come funzionerà?

Un grande network che mette insieme strutture e competenze di tutta la Lombardia. Non eccellenze isolate, ma un sistema unico. Ed è il modo per reggere l’ondata di invecchiamento prevista nei prossimi vent’anni. Andremo a prendere tutte le migliori competenze, intelligenze e strutture e le metteremo in rete perché siano a disposizione degli anziani, in primis, ma anche di tutti i cittadini, in modo che possano avere la vita più lunga e, soprattutto, più sana possibile.

A cosa serve tutto questo?

Il risultato sarà una regione che non solo vive più a lungo, ma che impara a vivere meglio: una Lombardia longeva, sì, ma soprattutto consapevole, equa e sana. La prevenzione è l’unico modo per garantire qualità di cura e sostenibilità economica, non c’è alternativa.

Assessore, veniamo al tema caldo del rapporto tra pubblico e privato. Con la super intramoenia, chi ha i soldi per una polizza salta la fila. E tutti gli altri?

Assolutamente no. Innanzitutto parliamo di un fenomeno già esistente: i fondi integrativi rappresentano il 2% delle prestazioni regionali. Noi non li abbiamo creati, li abbiamo regolati. Le prestazioni istituzionali non vengono toccate, i medici e gli operatori sanitari effettuano le prestazioni in regime privato, comprese quelle pagate attraverso fondi e assicurazioni, fuori dall’orario di servizio. Anzi, sottolineo che, grazie ai 4,2 milioni di euro del fondo Balduzzi a cui, come previsto per legge, è stato versato il 5% del valore delle prestazioni fatte con la sanità integrativa, sono state effettuate 87mila prestazioni aggiuntive a carico del Sistema sanitario nazionale.

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