Cronaca

Strage di Erba, «Non ci sono nuove prove per cambiare le condanne»

Depositate le motivazioni con cui la Corte d’Appello di Brescia ha rigettato la richiesta di revisione presentata dai legali dei coniugi
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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Strage di Erba, le motivazioni

Lo scrivono i giudici della Corte d’appello di Brescia nelle 88 pagine di motivazioni del rigetto della richiesta di revisione del processo avanzata dai coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano per la strage di Erba dell’11 dicembre 2006 in cui vennero uccisi a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk di 2 anni, la madre Paola Galli e infine la vicina di casa Valeria Cherubini.

Le motivazioni sono state depositate oggi. L’istanza di revisione del processo era stata rigettata dai giudici bresciani lo scorso 10 luglio. «Aldilà dell’assenza di novità che caratterizza la maggioranza di esse, le prove proposte dai ricorrenti si concentrano su dati di contorno o ambivalenti che, anche sommati e valutati unitamente alle prove già acquisite, non sono in grado di incrinare il compendio probatorio su cui si fonda il giudicato di condanna»

«L’istanza è manifestamente inammissibile, esaurendosi nella ripetizione, alla luce delle nuove acquisizioni che tali non sono e nella prospettiva della falsità della prova, di doglianze già sviluppate nei precedenti gradi di giudizio e in sede di incidente di esecuzione».

Le interviste non sono prove

Secondo i giudici della Corte d’appello di Brescia «Poiché una parte delle prove presentate sono rappresentate da interviste, la natura di documenti di tali interviste non vale a conferire loro il rango di prova ammissibile in sede processuale. Diversamente dal testimone escusso in giudizio, il soggetto intervistato non ha l’obbligo di dire la verità e non assume alcun impegno in tal senso. Al contrario è sicuramente condizionale dalla pubblicità che il mezzo garantisce e tende generalmente a compiacere l’intervistatore».

La Corte aggiunge: «Nessun presidio, al di là della deontologia dell’intervistatore, è previsto a tutela della genuinità e libertà delle risposte e della correttezza delle domande che possono essere suggestive, insinuanti e insidiose».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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