Cronaca

Spopolamento, alle montagne bresciane «servono almeno 150 milioni»

Ottelli (Uncem): «Ora serve concludere l’iter della legge». Masneri, sindaco di Edolo, chiede «più risorse e incentivi»
Una pittoresca veduta di Magasa - © www.giornaledibrescia.it
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La legge sulla montagna non deve partorire un topolino. Perché le comunità che la attendono hanno bisogno di risorse, di servizi, di incentivi. Perché è urgente porre un freno al progressivo spopolamento in favore dei centri urbani. Il percorso, però, non è semplice: l’iter, in corso da anni, è sempre stato in salita, anche se finalmente si intravede all’orizzonte il tanto agognato punto di arrivo, l’approvazione in Parlamento. «Adesso sono tutti concentrati sulla legge di Bilancio, ma subito dopo credo che saranno centrali i temi che ci riguardano più da vicino», osserva Massimo Ottelli, che dell’Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) è sia vicepresidente regionale sia membro della giunta nazionale.

Parole di speranza pronunciate proprio nella Giornata internazionale della montagna che è stata celebrata ieri. «Sono fiducioso – prosegue – che approderemo alla legge nei prossimi mesi: l’importante è che non vengano tolte risorse proprio in dirittura d’arrivo». Al contrario, sarebbe bene aumentarle, perché la prevista dotazione di 100 milioni «non è sufficiente. Alla montagna servono almeno 150 milioni di euro», che vanno «distribuiti bene».

Medici e insegnanti

In particolare Ottelli rimarca la necessità di bonus per i medici di base e per gli insegnanti della scuola primaria che scelgano di lavorare nei piccoli comuni, quelli più a rischio di perdere abitanti e, in ultima istanza, di scomparire. «Noi dobbiamo cercare di fare "lobby" rispetto ai grandi centri che attirano la maggior parte delle risorse. È fondamentale che non vengano mai meno i presìdi nelle aree montane, territori fragili che hanno bisogno di cura, di attenzione, che hanno equilibri da mantenere. Pensiamo per esempio al tema del dissesto idrogeologico, ai boschi, alle fonti rinnovabili». Un altro tema è quello delle centrali idroelettriche. E Ottelli non ha dubbi: «Bisogna lasciare che gli introiti dei canoni vengano utilizzati per i territori montani, non devono essere trasferiti ad altri enti».

Spopolamento

Lo spopolamento, frutto della crisi demografica e della carenza di opportunità e servizi, naturalmente colpisce ormai da decenni anche la nostra provincia, nei cui territori montani risiedono 325mila persone. Il rischio di abbandono è particolarmente significativo in 32 comuni. «Ci sono paesi molto piccoli come Irma che provano a resistere – precisa Ottelli –: l’anno scorso è passato da 132 a 133 abitanti. Dopo tanti anni è nato un bambino. È un segnale incoraggiante, anche se la tendenza generale è negativa e non risparmia realtà più grandi come Sarezzo o Gardone Valtrompia».

Ma c’è qualche modello virtuoso da seguire? «Lodrino, per esempio, è in crescita, segno che gli amministratori locali stanno facendo un buon lavoro. Quella che paga è una politica di servizi adeguati per le famiglie, dalla sanità all’istruzione». Una politica per la montagna che anche nell’agenda nazionale dovrà essere messa... in cima.

Agevolazioni

In cima lo è sicuramente nei pensieri di Luca Masneri, sindaco di Edolo, che è stato coordinatore del Tavolo tecnico della montagna e oggi è membro del Dipartimento specifico di Forza Italia. «Il 31 ottobre – riferisce – il Senato ha approvato in prima lettura il Ddl sulla valorizzazione delle zone montane. L’iter per la nuova legge prosegue, a trent’anni da quella del 1994. Un punto di partenza importante, anche se servono risorse crescenti perché i 100 milioni all’anno, fin qui indicati, sono una somma insufficiente. È fondamentale che le istituzioni lavorino compatte per centrare in primis due obiettivi: la valorizzazione delle professioni montane con le necessarie agevolazioni fiscali e la compartecipazione, da parte dei Comuni montani, ai proventi dello sfruttamento delle risorse del territorio».

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