Cronaca

Sicurezza a Brescia: più telecamere, ma ci sono anche droni e bodycam

L’assessore Muchetti: «La videosorveglianza si abbina perfettamente al controllo di vicinato. In città socialità e solidarietà sono fondamentali»
La centrale della Polizia locale - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
La centrale della Polizia locale - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Il tema sicurezza in città è sempre più al centro del dibattito pubblico. Si sprecano discussioni sulle competenze, sulle modalità con cui intervenire e sui metodi da utilizzare. In un marasma di opinioni (e di approcci) c’è però un dato da tenere in considerazione. O meglio, più dati. Quelli relativi ai dispositivi che il Comune di Brescia sta utilizzando – e utilizzerà – per garantire l’ordine pubblico ed evitare situazioni di degrado sul territorio. «Sempre coordinandoci con Prefettura, Questura, Carabinieri e Guardia di finanza», specifica l’assessore alla Sicurezza Valter Muchetti.

Novità

In città oggi ci sono 260 telecamere per la sorveglianza urbana e 43 di queste verranno sostituite con modelli di ultima generazione. Entro la fine dell’anno se ne aggiungeranno altre 16, com’è stato deciso il mese scorso durante la seduta del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ci sono poi le fototrappole, che servono però per scovare chi abbandona i rifiuti. La Loggia ne sta utilizzando 22 (20 fisse e due mobili), ma con un finanziamento di Regione Lombardia ne arriveranno altre 11 entro luglio. La Polizia locale di Brescia ha a disposizione anche quattro droni di varie dimensioni, che consentono di monitorare con maggiore precisione le vie e vicoli del centro e delle periferie.

«Abbiamo anche il progetto “Sletta” – sottolinea Muchetti –. È un sistema che ci consente di leggere le targhe e di intercettare le auto segnalate alle forze dell’ordine o alle autorità giudiziarie. In pochi mesi attiveremo 40 portali in tutta la città». Secondo l’assessore il sistema si abbina perfettamente al controllo di vicinato. «Noi verificheremo le macchine che arrivano a Brescia, e i cittadini, dopo debita formazione, potranno avere un ruolo attivo segnalando le situazioni ritenute pericolose», precisa. Il sistema di videosorveglianza si estende però anche alla metropolitana: nelle 17 stazioni e sui 18 treni, infatti, sono installate complessivamente 804 telecamere.

Infine, il Comune prevede di dotare gli agenti della Polizia locale con 35 bodycam entro la fine dell’anno. «È una sicurezza in più per tutti – evidenzia Muchetti –. Naturalmente andranno attivate in certi momenti, tenendo in considerazione specifici criteri e determinate finalità».

Le telecamere in città dovrebbero però aumentare ancora grazie ai 300mila euro messi a disposizione con la variazione di bilancio di aprile. Se tutto dovesse andare secondo i piani si arriverebbe a circa 300 postazioni dislocate su tutto il territorio comunale.

Privacy

Ma tutte queste telecamere possono interferire con la privacy delle persone? «Non sono un occhio indiscreto, piuttosto uno sguardo che vigilia e permettere di individuare chi infrange la legge – commenta l’assessore –. Una volta nessuno voleva le telecamere, adesso è il contrario. I fenomeni cambiamo e bisogna sapersi adattare senza dimenticarsi delle sensibilità e degli equilibri sociali».

Socialità e solidarietà

Quando si parla di sicurezza ci sono due aspetti che tendenzialmente vengono sempre presi in considerazione. La prevenzione e la repressione. C’è chi invoca un approccio più muscolare e c’è chi si affida maggiormente al dialogo. Convinzioni, ideologie, fatti personali. Ogni cosa può influenzare l’atteggiamento rispetto a una questione che anche a Brescia interessa moltissime persone.

«I fenomeni vanno studiati e vanno capiti – specifica l’assessore alla sicurezza Valter Muchetti –: poi si possono mettere in campo politiche sociali ed educative che siano davvero utili. La sicurezza non è solo repressione. È una sfida che si può vincere se tutti insieme viviamo di più la comunità, se siamo attenti l’uno all’altro e se ci interessiamo al nostro vicino di casa. Socialità e solidarietà sono fondamentali».

Accanto a un utilizzo più massiccio di dispositivi di sicurezza c’è quindi anche una tematica sociale, che la Loggia non trascura. «Siamo consapevoli che esistano delle criticità tra i giovani, ma questo non vuol dire che a Brescia ci siano baby gang – continua Muchetti –. Abbiamo fatto uno studio su questo e ci è stato chiesto di presentato anche in altre città. I nostri agenti girano per le strade, eseguono controlli e chiedono i documenti. Sappiamo quali sono gli elementi che danno più preoccupazioni».

Il centro città è diventato certamente più attrattivo. È il ritrovo di molte più persone, che si comportano in maniera diversa rispetto ad alcuni anni fa. «Nascondersi dietro al giustizialismo o alla repressione a oltranza non può essere lo strumento – spiega Muchetti –. Ma non dobbiamo nemmeno ignorare le richieste di chi non si sente sicuro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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