Santa Maria Troncatti, papa Leone: «Donna autentica e benefattrice»
I santi non sono eroi, o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici. Papa Leone XIV lo ha sottolineato con forza in una piazza San Pietro affollata come avviene nelle grandi occasioni della Chiesa; e quella di ieri una grande occasione lo era davvero. Nel cuore della cristianità il pontefice ha innalzato sette persone agli onori degli altari, tra loro anche la bresciana suor Maria Troncatti. Ora, appunto, santa Maria Troncatti. Religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la suora salesiana fu missionaria in Ecuador; la sua biografia è stata presentata al papa dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi
Impegno
Fu «pioniera, infermiera e catechista, consigliera di giovani e adulti e per tutti la madrecita». In America latina dal 1922, assisteva la popolazione in occasione delle frequenti epidemie di vaiolo e morbillo. Difese sempre i diritti di quelle terre martoriate e organizzò opere promozionali, come corsi per la preparazione delle infermiere e la formazione delle ragazze. Una grande fede l’ha sempre sostenuta, pur in mezzo a mille difficoltà diceva: «Uno sguardo al Crocifisso mi dà vita e coraggio per lavorare».

«Oggi stanno davanti a noi sette testimoni, i nuovi santi e le nuove sante – ha detto Leone XIV –, che con la grazia di Dio hanno tenuto accesa la lampada della fede, anzi, sono diventati loro stessi lampade capaci di diffondere la luce di Cristo. Rispetto a grandi beni materiali e culturali, scientifici e artistici, la fede eccelle non perché essi siano da disprezzare, ma perché senza fede perdono senso».
Carità vissuta
Ieri era la Giornata missionaria mondiale, le canonizzazioni ne hanno rafforzato il messaggio. Parlando dei sette testimoni del Vangelo, il cardinale Semeraro ha spiegato che «sono santi che ci chiamano a guardare agli ultimi, a vedere nei poveri il volto di Cristo, a mettere i più fragili al centro della nostra attenzione. Perché sono loro a ricondurci all’essenziale della fede, come ha ricordato papa Leone nell’esortazione apostolica Dilexi te». Santi di una carità che va vissuta e declinata nella vita quotidiana.
«Quando il Figlio dell’uomo verrà – ha detto papa Prevost commentando il brano del Vangelo –, troverà la fede nella provvidenza di Dio? È questa fede, infatti, che sostiene il nostro impegno per la giustizia, proprio perché crediamo che Dio salva il mondo per amore, liberandoci dal fatalismo. Chiediamoci dunque: quando sentiamo l’appello di chi è in difficoltà, siamo testimoni dell’amore del Padre, come Cristo lo è stato verso tutti? Egli è l’umile che chiama i prepotenti a conversione, il giusto che ci rende giusti, come attestano i nuovi Santi di oggi: non eroi, o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici».
Devozione
Eccoli quindi questi «fedeli amici di Cristo»: «Sono martiri per la loro fede, come il vescovo Ignazio Choukrallah Maloyan e il catechista Pietro To Rot; sono evangelizzatori e missionarie, come suor Maria Troncatti; sono carismatiche fondatrici, come suor Vincenza Maria Poloni e suor Carmen Rendiles Martínez; col loro cuore ardente di devozione, sono benefattori dell’umanità, come Bartolo Longo e José Gregorio Hernández Cisneros».
La devozione verso queste figure ha portato in Vaticano fedeli da tutto il mondo, decine di migliaia di persone si sono ammassate fino al termine di via della Conciliazione, una folla così straordinaria si è vista in poche altre occasioni, tra queste sicuramente la canonizzazione insieme di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII il 27 aprile 2014; fu celebrata da papa Benedetto XVI.
Persone straordinarie certo, ma la santità non deve però, va ribadito, essere considerata come qualcosa di straordinario. Come ha ribadito papa Leone: «La loro intercessione ci assista nelle prove e il loro esempio ci ispiri nella comune vocazione alla santità. Mentre siamo pellegrini verso questa meta, preghiamo senza stancarci, saldi in quello che abbiamo imparato e crediamo fermamente. La fede sulla terra sostiene così la speranza del cielo».
Giovani

«Vamos» è il termine che suor Maria Troncatti aveva più sulla bocca, ogniqualvolta le si presentava davanti un ostacolo o un’impresa difficoltosa: grazie al suo carattere da montanara, non aveva paura di nulla e, davanti alle avversità, non aveva altro da dire che «vamos». E proprio «vamos» era scritto sulle magliette dei giovani arrivati in piazza San Pietro dagli istituti salesiani di tutta Italia, ovviamente anche da Brescia.
Giovani affascinati da don Bosco e dal carisma di questa donna incredibile, che partiva nella notte a cavallo per portare aiuto ai bisognosi. Scriveva nei suoi diari: «Credetemi che a volte neppure di notte ho tempo, sono la medica del paese e a qualunque ora sono chiamata. Se vedeste come mi vogliono bene: quando mi vedono montare a cavallo mi vengono vicino e mi dicono "madrecita", che vuol dire madre cara, dove vai? Ritorna presto tra noi. Ho bisogno dell’aiuto di Dio, la missione che mi ha affidato non è facile, è arduo il cammino, ma quel Dio che mi ha dato tanto coraggio non mi lascerà sola. Altrimenti come avrei potuto avere la forza e vivere così allegra e contenta come sono? È una grazia grande».

Testimone
Morì il 25 agosto 1969, era in partenza per gli esercizi spirituali, il suo piccolo aereo precipitò poco dopo la partenza. È stata proclamata beata da Benedetto XVI il 24 novembre 2012, da ieri è santa. Il suo impegno per gli ultimi è proseguito anche dopo la morte. Il miracolo di suor Troncatti per la canonizzazione riguarda infatti un indigeno che in Ecuador, nel 2015, ebbe un incidente mentre affilava gli utensili della sua falegnameria, restando colpito alla testa da un grosso frammento di pietra. Come si può leggere sul sito del Dicastero per le cause dei santi, il ferito venne sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Di fronte alla gravità della prognosi il cognato gli pose sul suo petto una immagine di Maria Troncatti, cominciando a invocarla. Il 13 febbraio il paziente si risvegliò dal coma e venne dimesso dall’ospedale, seppur in condizioni gravi, privato della capacità di poter parlare e muoversi. Tra la fine di marzo e l’aprile del 2015, Juwa sognò Maria Troncatti, e al risveglio iniziò a muoversi pronunciando anche alcune parole. Un controllo medico nel 2022 stabilì la «guarigione al cento per cento».
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